Dopo mesi e mesi che languiva sul mio hard disk, mi sono preso la briga di editare e finalmente tradurre un’intervistona al fondatore della Troma, Lloyd Kaufman, ottenuta grazie alle mille skillz del compare Vuk Radic. Al momento la stanno pubblicando su Hideout, e potete leggervi la prima e la seconda parte. Ce ne sono altre tre, quindi tornate presto.
Siccome sto in Olanda ho scritto un articolo per Stone Island Football Blog riguardo al rosicamento oranje, anche se non so niente di calcio. Lo potete leggere qui.
Dopo un altro po’ di silenzio torno ad aggiornare il blog (che poi ormai è diventato solo portfolio) con un’altro articolo uscito su Hideout. Stavolta si tratta di La Vida Loca (2008), che vi dovete guardare primo perchè è un documentario fatto per bene, secondo perchè il regista l’hanno ammazzato e – non vorrei mettervi pressione, però intanto lo faccio – vale la pena che il film gli sopravviva.
Dopo un bel po’ di giustificata assenza torno ad aggiornare Quasiniente, coerentemente con ben poche nuove. Di fatto, una: è uscita su Hideout una mia recensione di Good Hair, il documentario con Chris Rock sulla cultura del capello nella comunità afroamericana. Andatevela a leggere.
Non scrivo da un po’ su questo blog, per varie ragioni. La prima è che mi sono trasferito ad Amsterdam e non ho avuto molto tempo, la seconda è che ho avuto diversi problemi, che non voglio approfondire, dovuti a vari cambiamenti di hosting. Se siete arrivati qui da quasiniente.com significa che sono riuscito a rimettere il blog al suo posto, se invece siete arrivati da almostnothing.org/it allora probabilmente no (ed in questo caso non vi devo nemmeno spiegare che adesso i blog sono due, uno internazionale in inglese ed uno, il solito, in italiano).
In entrambi i casi è doveroso aggiungere che probabilmente nei prossimi mesi non scriverò molto su questo blog che state leggendo, quindi invito tutti e quattro i lettori di quasiniente ad andarsi a vedere almostnothing, che tanto sono sempre io.
“One thing is true: you ain’t going back to Europe and I ain’t going back to Africa. We got too much going here!” – Godfrey Cambridge
Una delle cose di cui non mi stancherò mai è la stand-up comedy. Il comico che sale sul palco presenta il meglio del proprio corpo e della propria mente, esibendo tanto la propria fisicità che la propria logica stringente. Ha solo sè stesso, perchè solo attraverso di sè può essere convincente. Affronta il pubblico con tutto il coraggio che ci può volere a denudarsi davanti a degli sconosciuti, a sfoderare i propri peggiori difetti ed i propri migliori pregi. E, siccome sono i difetti quelli più divertenti, un comico basso darà in pasto al pubblico la propria statura, uno brutto parlerà del suo onanismo cronico, un ciccione parlerà delle proprie abbuffate compulsive. (Leggi…)
Uscito ormai due anni fa con poche fanfare, l’opera prima di Berardo Carboni (che racconta la storia di un giovane determinato a levarci dal cazzo il Berlusca nel più drastico dei modi) è tornata più recentemente sui media per via della controversa cancellazione della sua seconda replica dal palinsesto di SKY. Secondo il regista è colpa dell’argomento scomodo, quelli del network invece sostengono che si tratti di puro business, siccome alla prima messa in onda non se l’era cagato nessuno. Un fatto è che, dopo averlo visto, molti deputati del PDL hanno iniziato a guaire come cagne in calore e, casualmente, il film è sparito. Un altro fatto però è che i sopracitati zelanti difensori del premier non hanno capito un cazzo di Shooting Silvio e del suo vero potenziale. (Leggi…)
In USA è appena uscito Brüno (da noi uscirà ad ottobre) e si iniziano a leggere le prime impressioni. Premetto che il film non l’ho visto, ma ovviamente le mie aspettative sono alte. Ritengo la comicità pseudo guerrilla di Borat e Religulous una delle vette più alte del genere di questi tempi, e penso che il lato improvvisato e spontaneo (e quindi più rischioso) nei film sopracitati sia una direzione obbligata per una satira che non voglia ottundersi per la troppa libertà. Sembra un paradosso, ma è la differenza tra l’impatto culturale di South Park e quello di Lenny Bruce: prima di Eddie Murphy ed HBO essere troppo sboccato poteva farti finire in galera, mentre adesso un certo linguaggio fine a sè stesso è fin troppo scontato. (Leggi…)
C’è questa iniziativa di file-sharing offline che sembra una figata, se vi piace giocare agli agenti segreti. In pratica non usi internet per trasferire i file, ma ti mandi gli SMS e ti scambi le chiavette (il tutto in maniera super-stealth). Il progetto si chiama DeadSwap e nasce con l’intento di ribellarsi alla tendenza sempre più incentrata sui server dei maggiori siti sociali, la quale ha minato la limpidezza collaborativa e libertaria del peer-to-peer. (Leggi…)
Un po’ di tempo fa Google aveva avuto dei cazzi con un’associazione religiosa inglese che voleva mettere degli annunci antiabortisti sul suo circuito pubblicitario. L’azienda aveva rifiutato la cosa per via della matrice religiosa dell’annuncio, in una specie di riflesso di orgoglio illuminista. L’associazione li ha denunciati, e adesso il Gigantebuono (a cui brucia ancora un po’ il culo per le beghe antitrust suscitate da recenti accordi con Yahoo) si vede costretto a permettere alla religione di sforare nel suo razionalissimo marketplace online, uscendo dal limbo dove era relegata insieme all’incitamento alla violenza e la promozione di prodotti derivati da specie in via di estinzione. (Leggi…)