Archive for October, 2008

Pittura Analitica – I percorsi italiani 1970-1980 (Milano, Museo della Permanente)

Monday, October 6th, 2008

(Dal 30 Novembre 2007 al 06 gennaio 2008)

Il linguaggio pittorico scomposto e presentato di per sé stesso, senza filtri retorici. Colore, superficie, linea. Cosa rimane dopo un decennio di liberazioni rivoluzionarie? Pittura, solamente la pittura.

La mostra in via Turati mi ha fatto venire in mente una frase che Brian O’Doherty, artista irlandese, ha scritto in un saggio e che era più o meno così: “Il minimalismo ha ucciso la metafora”. I pittori analitici, che tanto devono a quell’arte ed al concettualismo, non indulgono a metafore e se a “figurativo” viene contrapposto quasi sempre un generico “astratto”, mi sembra giusto puntualizzare una cosa. Gli artisti raccolti alla Permanente si sono impegnati nel difficile (e paradossale) proposito di creare l’equivalente pittorico, sensuale dell’arte concettuale: qualcosa di cosciente della propria articolazione come linguaggio, ma veicolo di nessun messaggio. Scevro da interpretazioni, crudo nella propria evidenza, ma bello. Nè l’ironia di Klein, nè l’espressività di Kandinskij, solo esemplificazione della pittura: un passo oltre la retorica che sopravvive in molta arte astratta. Gli artisti sono selezionati in quel decennio particolare, i ‘70, che ha visto il periodo migliore del movimento. È una raccolta di gesti risoluti e, in alcuni casi, risolutivi. Le grammature di colore di Elio Marchegiani, i tratti tridimensionali di Pino Pinelli, le tele ritmate dai colori di Giorgio Griffa, le campiture monocromatiche di Gianfranco Zappettini. Elementi singoli, primari (colori come blu, rossi, giallo, bianco e nero) ed isolati che si presentano nella loro fisicità, nel fascino dei materiali (lavagna, il plexiglass di Marco Gastini, cartone, tela). L’entusiasmo analitico abbraccia la lettera più che la parola, l’alfabeto più che il dizionario. Il movimento (Pittura Analitica o Pittura Pittura o Nuova Pittura) era di livello internazionale, ma non ottenne mai gli onori più alti. Si dice sia stato per la freddezza quasi scientifica, per la morte dell’autorevole Filiberto Menna, che lo sosteneva, e per l’incisività con cui si imposero Strutturalismo e Transavanguardia.
La mostra, al piano di sopra, è contemporanea al Premio Agenore Fabbri, al piano terra, dove è stata ritagliata anche Nuova Pittura, una sezione curata da Klaus Wolbert (presidente della Fondazione VAF di Francoforte, che ha collaborato alla retrospettiva), dove troviamo artisti come Dadamaino e Mario Schifano, più caldi ed emotivi degli analitici più stretti. Probabilmente questa selezione è stata pensata come raccordo tra le opere del primo piano ed il premio, dove prevale un dialogo con i new media che Giorgio Bonomi, storico sostenitore del movimento intervistato da Exibart, ipotizzava come proficuo anche per gli analitici (anche se in direzioni non figurative). Ciononostante, il passaggio tra una mostra e l’altra risulta abbastanza disorientante, anche per la presenza proprio al primo piano della doppia personale di Alvaro e Togo, che occupa una stanza sola e cozza un po’ con l’asciutta sobrietà dei pittori analitici, oltre a portare di fatto a quattro il numero di esposizioni in uno spazio che di solito ne ospita due.

(pubblicato su exibart.com)

CONTAINER ART

Monday, October 6th, 2008

Ronald Lewis Facchinetti non è un figlio di Pooh, però è un po’ un furbacchione. Si è inventato questa cosa dei container con dentro le opere d’arte, che piazza in giro per le città. La gente passa, guarda, si diverte. Il concetto in sé non è proprio nuovissimo (cercate su Google il Piccolo Museion di Alberto Garutti), ma la formula commerciale è perfetta: la parte di fuori del contenitore può essere lasciata agli sponsor, la parte dentro è per i fruitori. E se tra i contenitori (nella fattispecie, di videoarte) ci sono pure delle trendissime Mini, la cosa funziona ancora meglio. La temporaneità aggiunge quel fascino esclusivo da “edizione limitata”, mentre il container è un perfetto compromesso tra l’asettica religiosità del white cube e la vulnerabilità (al tempo, alla routine) dell’arte pubblica. Ed è anche un buon escamotage per trovare un po’ di spazio fuori dal circolo dei musei, che non necessariamente ti cagano. Essendo ContainerArt aperto, se sei un giovane artista ti conviene mandare una proposta. Damien Hirst scavalca i mercanti d’arte per vendere le sue cicche direttamente ai collezionisti, quindi non c’è niente di male nello smazzare arte “off the trunk”.

(pubblicato su zero.eu)

3CIENTO di Jason Friedberg & Aaron Seltzer (2008)

Monday, October 6th, 2008

Altra parodia di Friedberg e Seltzer. Dopo il buon Hot Movie ed il fiacco Epic Movie, questa volta schierano gli spartani: Leonida davanti, e dietro tutti quanti. Purtroppo i due non sono Mel Brooks e le loro commedie sono sequele di gag interminabili con ritmi sballati e sempre meno nudità. Rimpiangi il peggior Scary Movie, ma ridi lo stesso.

BABYLON A.D. di Mathieu Kassowitz (2008)

Monday, October 6th, 2008

Ok, L’Odio è un film perfetto i cui fotogrammi ci tatueremmo sul petto, ma Kassowitz è uno zarro e già da Gothika sapevamo che fa pure le merdate. Come questo Babylon A.D.,un polpettone di fantascienza blanda ed azione trita. Mutilato dai produttori per ragioni di rating, il film che vedrete ha pure un finale senza senso. E fa cagare pure a Kassowitz.

QUEL CHE RESTA DI MIO MARITO di Christopher Rowley (2006)

Monday, October 6th, 2008

Se avete una madre (abbastanza) sopra i cinquanta e non capite il suo senso dell’umorismo, nessuna paura. Ogni Thelma ha una o più Louise, pure post-menopausa, e se sono insieme anche un viaggio a scopo tumulativo diventa un road trip, con tanto di rimorchio ultrasessantenne. A ciascuno il suo, ma questa commedia tiepida non fa male nemmeno under 40.

IL PETROLIERE di Paul Thomas Anderson (2007)

Monday, October 6th, 2008

Quando Day Lewis ha i baffi c’è sempre da preoccuparsi. Già in Gangs of New York intimidiva, ma in questa (parziale) trasposizione di Oil! di Upton Sinclair fa paura. L’atmosfera è tesa e pesante, anche grazie alla musica minacciosa del chitarrista dei Radiohead. Petrolio, famiglia, fede, capitalismo, sole accecante. E ci sarà del sangue, anche.

LA BOTTEGA MAGICA DI MR. MAGORIUM di Zach Helm (2007)

Monday, October 6th, 2008

Dopo averla vista su internet nei gangsta rap e rasata a zero in V per Vendetta è bello vedere Natalie Portman finalmente in gonnellina, mentre lo stesso non si può dire per Dustin Hoffman nel suo look più eseinveccefosefiabeeeesco che mai. Per quanto riguarda la trama, è così priva di sorprese che è sorprendente. Una brutta sorpresa.

FUNNY GAMES di Michael Haneke (2007)

Monday, October 6th, 2008

Funny Games ha un difetto: non si può rivedere per la prima volta. Haneke ci somministra la stessa regia, gli stessi fuoricampi, lo stesso sadismo, inquadratura per inquadratura. Siamo ancora prede e complici della violenza, ma è dura non ricascarci, anche la seconda volta. Sarebbe per gli americani, ma è una chance per risoffrirne al cinema.

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