IT mi ha segnato: sti ragazzini che scendevano sotto la città per combattere un mostro (ed allo stesso tempo sfuggivano dai bulli del paese) erano troppo fighi. Tra l’altro l’85 doveva essere l’Anno della Fogna: nell’anno in cui è ambientato il libro usciva pure I Goonies, altro caposaldo della mia infanzia. Scusate il flashback, ma anche i sotterranei milanesi che Meris Angioletti si è esplorata hanno tanto a che fare con la memoria. L’artista ha girato il sottosuolo di Castello Sforzesco, Stazione Centrale, via Mecenate, riprendendo superfici vissute da una solitudine densa e buia e dimenticata e parlando con la gente che le conosceva. Fate un salto al Care/Of a vederle, se non avete paura del buio.
Ogni volta che vedo un film di Clint Eastwood mi si smoscia un po’ lo stereotipo dello spietato cowboy che agisce solo per sè stesso, che tra l’altro mi derivava da anni ed anni di non guardare i suoi film. Gran Torino è stata un’ulteriore botta all’idea che fosse solo un conservatore con le palle gelide ed il fucile sempre in mano, almeno cinematograficamente. Il film si presenta imprevedibilmente come un mix 60% commedia etnica (dove il vecchio Clint è un vecchio bisbetico decisamente “grumpy” che pian piano si addolcisce stando a contatto con i vicini immigrati di etnia hmong – sì, un po’ Dennis La Minaccia) e 40% saggio sull’America (a metà tra Gangs of New York ed un comizio di Sarah Palin). (more…)
“I have mixed feelings about the war. I support the war but I’m against the troops.” – Jeffrey Ross
A quanto pare supportare le truppe in USA va oltre il rosso o il blu. Un tempo c’era Bob Hope, adesso Drew Carey, Jeffrey Ross, Carlos Mencia. Ma anche Dave Attell e (udite udite) Stephen Colbert. Conosciuto per il personaggio del finto pundit ultraconservatore che interpreta sempre, Colbert si è fatto notare anche per la colossale presa per il culo dell’amministrazione Bush che fece alla cena dei corrispondenti alla Casa Bianca qualche anno fa. Vederlo in uniforme fa un certo effetto, soprattutto perchè il suo supporto ai militari USA è sincero, per una volta, e va oltre l’ironia tollerata con cui sbeffeggiava il Presidente a casa sua. Leggetevi la storia di quest’altro comico al fronte, che ha avuto la fortuna di incontrarlo. (more…)
Oltre a farmi gioire per l’annuncio di 13 nuovi episodi di Futurama, oggi ho scoperto un’altro regalo di Comedy Central: Jokes.com. Si tratta di un archivio dove, tramite un’interfaccia molto 2.0 (sono pure su Twitter), vi potete spulciare un enorme database di stand-up categorizzati per autore ed argomento. Il tutto è molto agile, visto che i risultati ve li dà testuali ed i video ve li guardate solo se volete (quindi se cercate una battuta specifica non dovete skippare ore ed ore di roba inutile). Adesso aggiungo nei link ed inizio a ravanare.
Si sapeva già che non era solo Alemanno a non apprezzare la teca con cui Richard Meier ha incorniciato l’Ara Pacis a Roma, ma c’è qualcuno che è passato all’azione e l’ha imbrattata di vernice rossa e verde in occasione della Festa della Repubblica. Gli autori del gesto non si sa chi siano, ma questo è stato “rivendicato a livello intellettuale” (un po’ come dire: potrei anche essere stato io, ma col cazzo che te lo direi) dallo stesso Graziano Cecchini già fattosi conoscere per azioni simili, animate dalla stessa nostalgia futurista, nella capitale ed oltre. (more…)
Che non sono quelli di Ettore Andenna, ma quelli dell’amico Mirko che sta esponendo a Belgrado (dove si mangia il miglior porco di sempre). Siccome gli sono stato complice con questo testo che gli ho scritto, andatevi anche a vedere il sito della galleria.
A quanto pare Twitter fa paura. Qua da noi ci si fanno tante pippe sul potenziale ruolo dell’uccellino e di Facebook nell’informazione e nella politica del futuro, ma la morte mai avvenuta di Patrick Swayze ed il ben più pompato (ma ugualmente immotivato) #amazonfail hanno dimostrato quanto oltre ad essere l’ultima frontiera dell’informazione queste piattaforme siano anche l’ultima frontiera delle stronzate. E poi alla fine qua in Italia ci dovremmo preoccupare della Televisione (come stato dell’essere spirituale più che elettrodomestico), che ci si sta innervando dentro al cervello da più di un ventennio, e decide la politica ben più di qualche gruppetto con poche migliaia di iscritti su Facebook, che riesce a conquistarsi poche centinaia di pixel su Ansa.it una volta al mese.
È in altri paesi con problemi più urgenti, infatti, che Twitter e YouTube fanno davvero la differenza. Non è un caso se in Cina, tanto per cambiare, si censura tutto il censurabile, mentre in Guatemala il governo s’è spaventato delle manifestazioni scatenate da un video su YouTube – che denunciava l’omicidio di un avvocato da parte del governo allo scopo di coprire uno scandalo nazionale – e s’è messo a fare un giro di vite sui tuiteros incauti che ne parlavano. (more…)