Commissione UE, social networks ed MTV

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Questa notizia non mi stupisce granchè. È chiaro (e lo vediamo bene da YouPorn e simili) che in Europa la spudoratezza dei teenager non è ancora ai livelli degli USA, ma è solo questione di tempo prima che la rete prenda la mano anche ai quindicenni nostrani più intraprendenti. Questi spot tutto sommato fanno la loro parte, ma tra Paris Hilton varie e mignotte anche più anonime che la mostrano in TV a tutte le ore c’è poco da fare. I ragazzini sono più avanti dei loro genitori, che sono quelli che pagano per gli spot e si preoccupano di tirare la manica alla Commissione Europea. Anche se è vero che saranno soprattutto i social network ed il loro intrinseco narcisismo selettivo a farci fare la svolta, piuttosto che i siti e le celebrity sopracitate, controllare le informazioni che i teenager inseriscono su internet è difficile, soprattutto se sono principalmente loro a volercele mettere. Tarpare il potere voyeuristico di Facebook non mi sembra una cosa stronza come filtrare i risultati dei motori di ricerca, ma anche nel migliore dei casi risolverebbe senza dubbio solo una parte del problema. Per quanto internet sia ormai insostituibile, non bisogna scordarsi che molta della merda che rovina i ragazzini di oggi è pompata dritta dritta da Mtv, lo stesso canale che gli insegna ad essere alternativi.

Mentre la Rai gli insegna a fare le collane di pasta ed a saltellare sul posto e la Mediaset li rincoglionisce con manga animati col culo, è il terzo polo di Telecom a formare la personalità dei giovani e confusi italiani in via di formazione adolescenziale.
Se date un’occhiata al palinsesto su Wikipedia, vi rendete subito conto che reality show e serie pruriginose la fanno da padroni come sborrate su un paginone di Playboy. Non so se avete mai dato un’occhiata a Paris Hilton’s My New BFF o ad Mtv Made, ma non ci vuole molto a capire che sono stati scritti dal diavolo.

Non sono contro la cultura americana a prescindere, ed anzi sento di avere più connessioni con quella che con altre, ma il cameratismo forzato da confraternita e lo stress sociale cronico che questi format (e molti altri) instillano è abbastanza nauseabondo. Certo, con l’altra mano Mtv ti tesse le lodi dei ragazzacci skater che se ne sbattono delle regole, ma alla fine il feticismo per le celebrity ed i loro vizi, o per i ricchi pigri e fancazzisti della California del sud, a conti fatti prevale.

L’ambivalenza di Mtv è cosa vecchia. I programmi prodotti in Italia hanno sempre avuto, fin dai primi anni della rete qua da noi, un’alone avanguardistico di sperimentazione, che con programmi come Avere Vent’anni di Coppola aveva dimostrato anche un certo gusto ed una certa serietà pasoliniana. Anche il fenomeno Qoob ha un approccio molto più onesto ed innovativo nei confronti degli utenti rispetto alle altre reti nostrane, con la possibilità per chi guarda di partecipare attivamente al palinsesto e di essere sponsorizzato. E poi ci sono le iniziative benefiche e gli incontri con gli studenti, con il tono di “salviamo il mondo insieme”. Riuscite o meno, queste iniziative danno alla rete un profilo ideale per avere la fiducia del pubblico giovane, che giustamente non è ancora pronto per collassare in poltrona a maledire i Rom mentre guarda la D’Urso.

Perchè, allora, essere così puttane? Domanda retorica: lo so che chi guarda Mtv spende e chi spende fa girare l’economia che fa girare i network. Ma almeno non facciamo finta che Facebook, siccome è l’ultimo arrivato, sia la sola causa dell’improvviso imputtanimento della gioventù.




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