DeadSwap: file-sharing tra 007 e slow food

C’è questa iniziativa di file-sharing offline che sembra una figata, se vi piace giocare agli agenti segreti. In pratica non usi internet per trasferire i file, ma ti mandi gli SMS e ti scambi le chiavette (il tutto in maniera super-stealth). Il progetto si chiama DeadSwap e nasce con l’intento di ribellarsi alla tendenza sempre più incentrata sui server dei maggiori siti sociali, la quale ha minato la limpidezza collaborativa e libertaria del peer-to-peer.

Uno dei vantaggi del p2p era che gli utenti stessi si smazzavano da soli i propri traffici loschi o meno loschi, senza coinvolgere il pappa-server (che in quel caso si scrollava di dosso, in teoria, anche varie responsabilità legali), ma gli interessi commerciali ed altre evoluzioni dell’uso della rete hanno un po’ eroso quell’isola affollata e felice. Il p2p ha ovviamente avuto i suoi cazzi quando venne fuori, ed il recente affare Pirate Bay ha dimostrato che nemmeno i torrent sono invisibili al sospettoso occhio della legge.

Con queste premesse, ecco che i volonterosi ragazzi nordeuropei di Telekommunisten hanno messo su questo sistema di sms e stick, qualcosa che somiglia più ad un’organizzazione segreta che ad un network (e che sicuramente non sarà il modo più pratico se cercate urgentemente dei video porno). Il tutto è definito sul sito come un “esperimento sociale”, più uno sfregio all’autorità cagacazzi che un’esigenza dovuta al feticismo culturale tipico dello scaricatore avido ed incallito. Ed essendo evidente che la disponibilità di internet è un problema molto relativo, almeno in Europa, si capisce che il lato più seducente e rivoluzionario di DeadSwap è senz’altro la rinuncia alla passività online in favore di un ritorno nel mondo di fuori. Andarsene in giro a cercare la chiavetta come uno 007 deve essere abbastanza una figata e, probabilmente, quando ti trovi il file che cercavi finalmente tra le mani persino una jpg sfilacciata di Pamela Anderson con i capezzoli al vento ti sembra un tesoro, alla faccia di tutti i contenitori di video porno 2.0 della rete. Se aggiungiamo anche l’ovvia matrice a base locale (per il momento gli unici network di questo tipo esistenti sono in Danimarca e Germania), questa cosa la vedo sempre più come l’equivalente net-rivoluzionaria dello slow food.




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