FEISBUM di AAVV (2009)
Quando ho sentito che facevano un film su Facebook speravo che fosse davvero cattivo, che sapesse cogliere tutte le sfumature e le dinamiche del social network più perverso di tutti. Facebook ci ha fatto diventare ancora più morbosamente curiosi dei cazzi degli altri e feticisti di noi stessi, ha creato una serie di dinamiche tristine tipo ribeccare persone che non ti mancavano a distanza di anni e far arrivare (a meno di macchinosi opt-out) le foto venute male delle tue vacanze agli sconosciuti più inaugurabili.
Quello che speravo era un film che sviscerasse tutto questo, ma non posso dire che me lo aspettassi. Tutto sommato, però, non posso dire nemmeno di essere rimasto totalmente deluso.
Feisbum si presenta come un film a episodi, senza personaggi ricorrenti, di durata e serietà variabile. Alcuni sono poco più che gag, altri sono storie a tratti complesse (a volte quasi commoventi) su temi universali, in cui la presenza del social network è un’aggiunta più o meno pretestuosa.
In generale molte delle trame risultano basate su stereotipi vecchini, di solito attribuiti alle chat (identità fittizie, sesso virtuale, apatia), che sinceramente diventano pure banali e ridondanti alla lunga. Alcuni dei lati più particolari e fastidiosi del sito vengono relegati ad aspetti secondari (l’incontro di persone non amate dal proprio passato, ad esempio), mentre altri vengono individuati in maniera precisa (tag di foto imbarazzanti, scambio di pacchetti di amici), seppur esasperati in trame a sfondo criminale o surreale (tra Kafka e Pacco, doppio pacco e contropaccotto).
Se i plot sono migliorabili – o integrabili – gli episodi in sè sono ben confezionati, con ritmi quasi sempre divertenti e soluzioni visive e sonore piuttosto variegate. Alcuni risultano un po’ faticosi (troppo lunghi), ma tutto sommato il film si guarda con piacere (anche grazie alla presenza di mezzo cast di Boris). Certo, da un team di più o meno giovani mi sarei aspettato un po’ più di coinvolgimento in un fenomeno che bene o male tocca la maggior parte di noi under 30, e mi rimane un po’ di rimpianto per un soggetto che poteva ispirare riflessioni e trame un po’ meno banalotte, che non si riducessero al giudizio “internet=finzione=voglia di scopare=truffa=frustrazione”. Ed a parte questo, ce ne sono due o tre che sono proprio stupidi.
Se vogliamo pensare al social network come un modo per farsi le seghe e fingersi altre persone non c’era bisogno di girare un film, dal momento che la scena della chat di Closer, per quanto mi riguarda, era già perfetta. Se invece vogliamo analizzare un fenomeno sociale in sè piuttosto rivoluzionario, e anche un po’ preoccupante, allora forse si sarebbe potuto variare più nei temi e fare un umorismo più mirato, con meno luoghi comuni, che riflettesse più sulla quotidianità e meno su casi umani o situazioni estreme o surreali.
In sostanza Feisbum è carino e godibile, ma un po’ superficiale.
