Il senso di Sacha per il deretano

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In USA è appena uscito Brüno (da noi uscirà ad ottobre) e si iniziano a leggere le prime impressioni. Premetto che il film non l’ho visto, ma ovviamente le mie aspettative sono alte. Ritengo la comicità pseudo guerrilla di Borat e Religulous una delle vette più alte del genere di questi tempi, e penso che il lato improvvisato e spontaneo (e quindi più rischioso) nei film sopracitati sia una direzione obbligata per una satira che non voglia ottundersi per la troppa libertà. Sembra un paradosso, ma è la differenza tra l’impatto culturale di South Park e quello di Lenny Bruce: prima di Eddie Murphy ed HBO essere troppo sboccato poteva farti finire in galera, mentre adesso un certo linguaggio fine a sè stesso è fin troppo scontato.

Detto questo, sembra che Brüno sia molto più “staged” (vale a dire: parruccato) del suo baffuto predecessore e – cosa peggiore ma opinabile – che sia pericolosamente soggetto alla sindrome Colbert/Silverman. Spiego: mi riferisco alla tendenza di un certo tipo di comici di fare battute estremamente pesanti e politicamente scorrette che da un lato vengono interpretate dal pubblico liberale come una critica “tongue-in-cheek” (faccio-finta-ma-sai-che-voglio-dire-il-contrario) alle posizioni apparentemente sostenute, mentre secondo i conservatori si tratta di reali e duri sentimenti de panza mascherati da comedy. In questo articolo, ad esempio, l’autore definisce Silverman, Cohen e gli autori di South Park come “meta-bigots”, gente che discute sul discutere e stereotipizza gli stereotipi finchè il pubblico non sa  più se si tratta di satira o di una trasmissione di Rush Limbaugh.

Il caso di South Park è forse il più famoso: prima il famoso blogger Andrew Sullivan ha coniato il termine “South Park Republicans” per definire i giovani neo-conservatori, poi Brian C.Anderson, nel suo libro South Park Conservatives, ha rettificato inserendo la serie tra i sintomi di un ritorno degli ideali di destra in un paesaggio mediatico troppo liberale. Per restare in ambiente Comedy Central, un altro dei “meta-bigots” elencati nell’articolo che ho linkato è Dave Chappelle, che ha abbandonato il suo show nonostante il tremendo successo che aveva in seguito a remore riguardo alla responsabilità dei suoi sketch e ad una buona dose di paranoia da celebrity (non necessariamente in quest’ordine).

Per quanto mi riguarda ci sono differenze tra Stephen Colbert e Sarah Silverman, così come ce ne sono altre molto profonde tra Dave Chappelle ed i ragazzi di South Park, che vanno dal contenuto degli sketch all’atteggiamento ed alle posizioni che sostengono in pubblico. Non sono però nemmeno in disaccordo con l’autore dell’articolo e con la sua posizione sui meta-bigots, che sono in effetti una tendenza sempre più diffusa nella comicità americana, dove il politically incorrect paga sempre di più.

Se vogliamo tracciare una linea, diciamo che la formula meta-bigotta improvvisata e dal vivo di Borat se non altro genera una dialettica che gli sketch in studio non eguagliano certo per onestà. Nel caso di Brüno, non so se si riderà di più degli omofobi o dei gay, ma sicuramente la variabile più significative sarà chi si siede in poltrona.




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