Posto ergo posto ergo posto ergo sum

Oggi volevo fare un paio di post del cazzo, giusto per non far fermentare troppo il feed. Ero indeciso tra questo, questo e questo, ma alla fine mi sono detto: non me ne frega abbastanza di nessuna di queste tre cose per farci un post, quindi farò un post sul fatto che non lo voglio fare. Tra l’altro la ridondanza di quest’ultima frase mi fa venire in mente il vero argomento di questo post (se fossimo un certo episodio di South Park a questo punto ci sarebbe un counterino che scatta ogni volta che scrivo “post”), cioè la ridondanza di tutti quanti, i post.
Oggi il compare Formicafuego (che ultimamente ha il 2.0 aggrappato alle scapole) mi ha consigliato l’uso di FriendFeed, l’ultimo megafono da attaccare al vostro flusso noonanista di comunicatori del web. In pratica funziona come Twitter, solo che ci potete pisciare dentro i vostri feed di Delicious, blog vari e ogni cosa sentite urgentemente il dovere di condividere con il mondo.
Quasiniente non fa uso di steroidi, ma può capitare di avere un sito che richiede iniezioni di network in tutte le sue forme e, oltre alle varie presenze su socialità varie, oggi mi sono trovato a metterci sopra un FriendFeed, sommerso a sua volta da un colossale ed imgombrante GizaPage.
La piramide risultante mi ricorda tutta l’egizianetà dello schiavismo faraonico, solo che invece dei blocchi di pietra quello che ti pesa sulla schiena è un ventaglio sempre più ampio di dispersione megafonica, un apparato amplificatorio che, se posto dietro al culo, potrebbe disintegrare duemila anni di civiltà alla minima modulazione anale.
E così se vedi la foto di un gattino che fa la break-dance e la posti su Twitter, Twitter te la manda a FriendFeed che, se non ci fosse già, te la potrebbe mandare su Twitter di nuovo. Ed ovviamente la passa al fratello scemo di dietro, GizaPage, che mi immagino un po’ come quel wrestler alto alto e dalla faccia da coglione.

GizaPage (a sinistra) e FriendFeed (a destra) discutono di politica estera ed economia reale
La cosa più assurda dei social network e della loro viralità è che la prima persona che infetti sei tu. Ti costringi a leggere più di quanto vorresti, a sdoppiarti in profili tutti simili, ma leggermente diversi tra loro, dicendo ogni cosa con un effetto eco che non sarà cacofonico magari, ma un po’ sinistro sì. E la cosa ironica è che la gente che ti segue magari si legge i tuoi bookmarks sia sul blog che su Delicious, i twit sia su Twitter che su FriendFeed, e si romperà il cazzo di te nella metà del tempo. Se poi ci metti che molti ti seguono solo perchè tu segui loro, il girotondo si fa sempre più ridicolo. O triste, perchè se tutti “followano” tutti alla fine non si va da nessuna parte.
clap!clap! il giorno che mi romperò pure io le palle del 2.0 spero di scorrargli addosso con egual classe.
in ogni caso il nichilista che è in me tiene lontano lo stress (cit.) e dice che friendfeed, twitter e cazzi e mazzi non sono molto diversi dall’industria culturale di adornohorckheimeriana memoria, al massimo sono un egoboosting della stessa. la consacrazione dello scadimento del pensiero in chiacchiera per fini (auto)promozionali.
la tendenza al vacuum espressivo/comunicativo avanzava già ben prima del 2.0 e ben prima della rete. avanza dalla notte dei tempi e non serviva aver letto heidegger o i presocratici per rendersene conto.
abbiamo inseguito la sostanza dell’effimero, perchè l’alternativa ci faceva troppa paura, e adesso finalmente ci scorre sotto gli occhi in tempo reale su schermi retroilluminati di X pollici.
c’è voluto qualche secolo ma ci siamo riusciti.
altro che disintegrare duemila anni di civiltà.
è la somma 0 ed io ci trovo del fascino nel cercare di capire da che addizione salti fuori.
in ogni caso http://www.feedly.com/home#my è meglio di google reader.
ah non serve neanche che ti dica che feedly aggrega anche twitter, vero? oltre ai feed dei tuoi contatti gmail.
non solo, ho appena scoperto che, per ogni pagina che stai visualizzando, se è all’interno dei tuoi feed. ti aggiorna in tempo reale se è stata linkata su FF o twitter. ansia.
mi sono affacciato su feedly ma mi sa che mi tengo google reader per adesso… ma potrei cambiare idea molto presto.
cmq se ricordo bene l’industria culturale di adorno ed horkheimer era un abbrutimento dei linguaggi a stili e gerghi, un’irrigidimento nella ripetizione banalizzata, però se i due filosofi hanno iniziato a parlare di questa cosa non si era arrivati ancora a parlare di loro che ne parlavano. nello stesso modo parlare dei linguaggi e di come siano equivalenti non è la stessa cosa di parlare del parlare dei linguaggi e di come siano equivalenti. e parlare del parlare dei linguaggi e di come siano equivalenti è equivalente a parlare del parlare del parlare dei linguaggi e di come siano equivalenti.
insomma finchè c’è stilizzazione c’è ancora qualcosa da stilizzare, nel momento in cui si parla solo del mezzo di cui si parla (e su questo mezzo si parla solo di altri mezzi equivalenti con cui si parla) per me si arriva ad uno stadio diverso.
un conto è dibattere su cinema, musica, letteratura, che per quanto siano linguaggi con i quali si possono anche dire le stesse cose sono fisicamente supporti diversi con risultati diversi. un altro è parlare di diverse interfacce che non rielaborano nemmeno i contenuti in forme nuove, ma visualizzano esattamente lo stesso.
tramite i feed, la standardizzazione dell’informazione è completa. puoi usare 15 interfacce, ma l’xml che leggono è sempre lo stesso. non devi fare nessuna scelta poetica (e twitter era un tentativo di creare uno standard di espressione diverso, scegliendo la brevità, ma già con friendfeed questa cosa dei 140 caratteri viene cancellata) che invece dovevi fare ai tempi di adorno e horkheimer.
magari queste sono bazzecole se guardiamo le cose abbastanza in scala, però secondo me in termini di consistenza dei messaggi e di dispersione degli stessi c’è un salto grosso.
http://www.boingboing.net/2009/05/16/graph-of-how-topics.html