RELIGULOUS di Larry Charles (2008)

In USA Religulous si è difeso gran bene al botteghino, anche se i giudizi sono stati ovviamente contrastanti (tra le critiche, vi devo per forza segnalare questo video). Direi qualcosa sulla ridicola storpiatura del titolo nella versione italiana, ma il fatto stesso di vedere questo film nelle sale nostrane mi ha stordito. Dopo tutta la faccenda Englaro e gli scossoni politici che ne stanno derivando, andare a vedersi Bill Maher che piglia per il culo la religione IN ITALIANO ti lascia interdetto (leggasi: ci godi). Non che non ci siano state le prevedibili proteste che ci aspettavamo un po’ tutti, ma quelle casomai faranno un favore al distributore ed al massimo guadagneranno a qualche esponente di VeraLibertà una comparsata a Pomeriggio Cinque, tra un monologo della Santanché contro i giudici italiani ed un servizio su Belen.

Adesso però sarebbe il caso di parlare del film.

Per quanto riguarda la formula, più che di “sindrome Michael Moore” io terrei presente la continuità con l’ultimo Larry Charles, Borat.

Charles merita la vostra stima per alcune ragioni. Per prima cosa, la barba. Se avete visto Religulous (o Religiolus, o Religiolous) e vi siete trovati davanti un personaggio dal look rabbinico ed un po’ professorale/mistico alla Battiato, senza il nome sotto, si tratta di lui. Seconda cosa, quando non girava film fiacchi insieme a Bob Dylan, ha diretto alcuni dei migliori episodi di Curb Your Enthusiasm. Terzo, ha preso le redini di Borat e l’ha portato a compimento dopo che il regista iniziale, un certo Todd Phillips, se n’era andato per “divergenze creative” con Sacha Baron Cohen.

Bisogna tenere presente che Borat è stato girato con uno spirito da prankster, mentendo sistematicamente alla gente filmata e rischiando spesso botte o manette. In alcuni casi possiamo storcere un po’ il naso (pare che agli abitanti del villaggio rumeno spacciato per la patria kazaka del protagonista fosse stato detto che il film era un documentario sulle loro condizioni di povertà), ma alla fine questa formula sporchina e un po’ stronza è quello che rende Borat un film fresco e coraggioso, oltre che divertente.

Religulous è stato girato con lo stesso spirito. Ci sono sottotitoli inventati, montaggi delle interviste sleali ed il vero scopo del film (così come il suo vero titolo ed il nome di Maher) è stato prudentemente tralasciato o mistificato durante le riprese.

Maher è bravo nelle sue prese per il culo, la sua logica è spesso stringente e, bisogna dirlo, i suoi interlocutori sono spesso talmente indifendibili da fare essi stessi il suo lavoro. Fin dall’inizio è chiaro quale sia il punto di vista del comico – diffondere il dubbio, farsi delle risate – e per quasi tutto il film la cosa è cristallina e godibile per lo spettatore.

A parte il fatto che fa gustosamente ridere, ci sono anche dei punti in cui Religulous e Maher non scintillano così tanto. Per prima cosa, il comico dà spesso l’impressione di non prendere sul serio nemmeno il dibattito che vuole generare (e che a fine film rafforza con un vero e proprio appello, unica scivolata alla Moore). In pratica, parrebbe, l’unica circostanza in cui la religione è accettabile per lui è se sei in galera.

Come in altre circostanze in passato (nel suo show Real Time Maher ha più volte definito il fascismo come la situazione in cui “le corporation detengono il potere”, il che è quantomeno demenziale), il comico americano denota un’informazione sommaria ed espone concetti tagliati, a volte, con la scure. Paragona la religione all’esperienza delle droghe (Maher, da libertarian dichiarato, è un sostenitore dell’uso personale) ma non spinge il paragone abbastanza in là. Non arriva ad ammettere che, senza abusarne e facendone un uso personale e controllato, nemmeno la religione fa male.

Un altra nota un po’ dolente è un’intervista con un ebreo che si dice contrario allo stato di Israele. Invece di ridicolizzarlo sul piano religioso, Maher tira in ballo l’Olocausto. Paragonando di fatto chiunque sia avverso all’Israele attuale ad un apologeta nazista, il comico fa scadere un argomento delicatissimo e fortemente politico in un discorso da bar. Aldilà delle posizioni dell’ebreo in questione (che viene mostrato mentre stringe la mano ad Ahmadinejad, quindi in termini di Olocausto probabilmente è davvero confuso), il montaggio e la brevità dell’alterco non danno modo di contestualizzare la cosa. Oltretutto, lo sfaso argomentativo rende la cosa meno divertente dei botta risposta in cui Maher ribalta logicamente le frasi dei propri interlocutori.

Questo esempio è uno dei tanti in cui Maher sembra attribuire alla religione responsabilità che sono anche e soprattutto politiche (o quantomeno pare escludere a priori un discorso più ampio ed articolato del “credi nel libro che ti racconta le storielle, smettila”). Diciamo che, anche lasciando il beneficio del dubbio circa la religiosità in sè per sè o tralasciando questioni troppo grandi per essere toccate in pochi secondi, sarebbero rimaste comunque un bel po’ di persone da prendere per il culo per fare il film.

A parte gli esempi citati, comunque, Religulous fa ridere e fa riflettere sul modo in cui si ride, e sui momenti in cui non lo si fa. Maher voleva fare un documentario e voleva che fosse divertente, e la religione era perfetta. Pensatelo in chiave Borat: non un film sottile, ma uno schiaffo in faccia, una bravata coraggiosa.

Se si è parlato di Moore, comunque, è perchè il film ti spinge anche a prendere una posizione. Già, perchè se il tono apocalittico dell’appello finale ha un che di ironico, un filo di preoccupazione per un futuro dove la religione spadroneggia davvero (e lo stiamo vedendo) ci viene. Ed è questo l’unico motivo per cui un po’ rimpiango che Maher abbia preso alcune cose sottogamba, che abbia fatto un film che, per forza di cose, non farà riflettere i religiosi, ma al massimo li porterà a tapparsi ancora di più occhi ed orecchie. Del resto, comunque, l’appello è rivolto agli altri.

Dal canto mio, penso che la religione sia uno dei tanti fattori di divisione del mondo. Dove non ci sono ebrei e musulmani ci sono ricchi e poveri, tutsi e hutu, Bloods e Crips, Guelfi e Ghibellini, Guelfi Bianchi e Guelfi Neri, Interisti e Milanisti, Catanzaro e Cosenza, Simona Ventura e Ana Laura Ribas. Se l’uomo vuole un motivo per uccidere il proprio simile lo troverà comunque, così come se è la pace che uno cerca nella religione, e non un motivo di sentirsi parte di uni e non di altri, potrebbe benissimo trovarcela.




< indietro

2 Commenti »

  1. [...] per Road Trip. Dopo uno scazzo con Sacha Baron Cohen abbandona la regia di Borat lasciandolo a Larry Charles e adesso se ne esce con quello che potrei finire il nuovo Dude, Where’s My Car? (da noi [...]

  2. [...] visto, ma ovviamente le mie aspettative sono alte. Ritengo la comicità pseudo guerrilla di Borat e Religulous una delle vette più alte del genere al momento, e penso che il lato improvvisato e spontaneo (e [...]

Leave a comment

 
quasiniente is powered by wordpress and barecity.