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Alessandro Pessoli – Bucaneve testa che piange e sorride la mia faccia a Marzo (Milano, Studio Guenzani)

Monday, October 6th, 2008

(Dal 19 settembre all’8 novembre 2008)

Una stanza, tre opere. La piccola mostra che Alessandro Pessoli allestisce in via Melzo è essenziale, colorata ed un po’ inquietante. Tra veglia ed autopsia.

Alessandro Pessoli non è nuovo allo Studio Guenzani, anche se è la prima volta che espone nell’intimità dello spazietto in via Melzo. Se già nel 2000, con la sua Pesci freddi meravigliosi nuotano nella mia testa, l’artista di Cervia (classe 1963) aveva tappezzato le pareti della galleria milanese con circa 500 disegni e l’aveva popolata con diverse sculture, questa volta presenta il proprio lavoro in una formazione decisamente più asciutta.
L’impressione, quando si entra nella stanza che ospita Bucaneve testa che piange e sorride la mia faccia a Marzo, è un po’ di essere ad una veglia. Solo tre opere, due dipinti ed una scultura che, già dal nome della mostra, una sorta di somma dei tre titoli, si intuiscono connessi tra loro. Al centro, un corpo in maiolica sezionato in varie parti e senza braccia (Bucaneve, 2008), sta sull’unico tavolo. Sulle pareti, un ritratto dell’artista con il viso lacerato da uno sfregio nero che lo oscura (La mia faccia a Marzo, 2008) ed un viso che piange e sorride allo stesso tempo (Testa che piange e sorride, 2008). Quest’ultima figura, l’unica effettivamente caratterizzata da lineamenti umani, sembra essere al contempo triste e gioiosa. Forse, visti gli elementi arborei che ogni tanto Pessoli inserisce nei suoi dipinti e nelle sue sculture, il sorriso è dovuto ad un ricongiungimento con la natura. Ad ogni modo, lo stelo che emerge dal cranio dell’artista in La mia faccia a Marzo è di un arancione piuttosto innaturale, reso ancora più distaccato dall’incarnato del protagonista perchè fatto con stencil e spray.
Pessoli varia molto con i materiali: la sua pittura è passata per la tempera, la candeggina, gli smalti e spray, mentre le sue sculture ed installazioni spaziano dal legno al metallo, fino alla maiolica. Nonostante la sperimentazione, il disegno e la sensualità del tratto rimangono comunque delle costanti nel suo lavoro.
Bucaneve, l’opera più ambigua tra quelle esposte, è lucida e colorata. La figura, oltre ad essere priva di arti, ha alcune piante, sempre in maiolica, che crescono attorno alle gambe mutilate. La testa è un grottesco e sottoproporzionato moncherino. Non si capisce se il corpo venga esibito, come durante un’autopsia, oppure celebrato.
Il linguaggio di Pessoli è colorato, morbido, misterioso, a tratti grottesco, in una maniera che non lascia trasparire un’ironia derisoria per la condizione umana, quanto piuttosto un distacco estatico ed asciutto, una quasi-psichedelia dove un corpo mutilato diventa una gelatina pastello e multicolore, come se osservato da un extraterrestre. L’ineleganza di alcuni dettagli che sporcano gli elementi sacrali che inserisce nei suoi dipinti è un altro segno di un entusiasmo ad un tempo cinico ed affezionato, un po’ anarchico, per il proprio segno.
La stanza di Pessoli in via Melzo forse non è un santuario, forse è un obitorio, ma che sia di morte o di vita che ci racconta, la visione ha un che di inquietante.

(pubblicato su exibart.com)

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