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Blu (Milano, Galleria Patricia Armocida)

Monday, October 6th, 2008

(Dal 18 giugno al 25 luglio 2008)

La voce dei muri in galleria con MUTO. Strada, internet, Tate: la parabola senza parole di Blu, street artist italiano che spopola anche all’estero. Da Patricia Armocida la street art è ormai di casa, ma si fa anche delle trasferte in giro per la città.

Il lavoro di Blu è imponente, ma non spavaldo. Fa illustrazioni, disegni che coprono pareti, perlopiù figure gigantesche, esauste e tristi, che si dissezionano in maniera curiosa. Le sue immagini deridono l’umanità con la sadica ironia di Thomas Ott e la cristallina oscenità di Neill Swaab, ed il suo linguaggio è mutuato più dal fumetto in senso stretto che dall’abusata sillaba pop, spesso molto cara agli street artists ed a chi di street art si occupa. Blu fa arte in strada, ma non è troppo interessato all’etichetta che gli viene appiccicata, nè alle etichette degli altri street artisti.
Lo schivo ragazzo marchigiano non parla troppo di sè nelle rare interviste, ma in compenso lavora un sacco. Nella sua – di adozione – Bologna, l’artista è passato dal vedere i propri lavori cancellati dalle autorità al vederseli distribuiti in una biblioteca stampati su segnalibri. Fuori, si è girato il mondo ed ha lasciato i suoi segni un po’ ovunque, in Europa ed in Sudamerica, dove è stato per girare Megunica (2008), un documentario di Lorenzo Fonda aka cerberoleso. Il suo MUTO (2008), un collage di alcune sue wall-animations – disegni murali animati maniacalmente fotogramma per fotogramma – ha spopolato su internet, mentre le istituzioni lo coccolano sempre di più.
Da qualche anno a Milano si poteva apprezzare un’opera di Blu sulla parete esterna del Cox 18 in via Conchetta, ma dall’anno scorso ce n’è una addirittura sul PAC. Adesso, fresco fresco di Tate, lo street artist è tornato nel capoluogo lombardo per una personale alla Patricia Armocida, che con l’arte di strada ha stretto un sodalizio fin dall’apertura con i brasiliani Os Gemeos, meno di un anno fa.
Gli spazi della galleria non sono l’ideale per le grandi dimensioni dei lavori dell’artista, anche per la poca esposizione offerta dal cortile interno dal quale vi si accede. Dentro, oltre ad una proiezione del già citato MUTO, sono esposti un album con fotografie di piccolo formato delle opere di Blu ed alcuni disegni su carta. Sono illustrazioni pulite e dai temi più sociali rispetto a quelli esistenziali, un po’ fantascientifici, dei lavori su muro. Belle, ma per fortuna si tratta di antipasti. Lasciare il visitatore con degli schizzi ed un video – oltretutto visibile tranquillamente anche su internet – sarebbe stato un approccio un po’ traditore della street art, ma la mostra alla Armocida comprende anche tre location decentrate che Blu ha affrescato alla sua maniera: dietro alla ferrovia di Lambrate, fuori dall’Hangar Bicocca e di nuovo al Cox, dove l’artista ha coperto una sua vecchia fatica. Bisogna prendere i mezzi, la bici, guidare o, alla peggio, camminare. Nel giugno milanese si suderà, ma resistere al compromesso del white cube vale un po’ di fatica.
Per i tenaci che sapranno sforzarsi di visitarla tutta, la mostra allargata di Blu sarà un bell’esempio di street art che scende a patti con il mondo dell’arte senza sputtanarsi. Per gli altri, qualche disegno, delle foto ed un video dovranno bastare.

(pubblicato su exibart.com)

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