Helidon Gjergji – Silica (Milano, Ciocca Arte Contemporanea)
Monday, October 6th, 2008(Dal 17 gennaio al 22 marzo 2008)
La fine della televisione? Un cimitero di spot saturi ed agonizzanti, una discesa nel buio, movimenti isterici dietro ad una maschera nera. Dopo la Biennale di quest’anno, Helidon Gjergji ripropone la sua visione decadente e pittorica del mezzo televisivo.
Un libro dell’anno scorso del francese Jean-Louis Missika, specialista nei media, si intitola La fine della televisione. Se sia vero che siamo al canto del cigno per l’epocale elettrodomestico non si sa (anche se Youtube.com è ormai il sito dalla crescita più alta, ed uno dei più popolari in assoluto nel mondo, e pay-per-view e video on-demand guadagnano sempre più privilegi), ma l’albanese Helidon Gjergji è senz’altro dell’idea.
Nato a Tirana del 1970 e adesso residente a New York, l’artista si interessa da anni ormai al rapporto televisione/realtà, oltre che a quello televisione/pittura.
La sua Silica (2007), installazione già esposta nel padiglione albanese dell’ultima Biennale di Venezia, viene oggi ripresentata in versione più contenuta nella galleria Ciocca Arte Contemporanea, ed è un vero e proprio epitaffio.
Si tratta di un’angolo tra due pareti della galleria invaso da montagne di sabbia a creare un deserto in miniatura. Tra le dune sono affondati cinque monitor piatti, verticalmente, a sparire per metà sottoterra. Gli schermi sono accesi e mostrano sequenze pubblicitarie dai colori saturi, a volte con interventi visivi come filtri che ne confondono il contenuto, rendendo le immagini più astratte. È un piccolo cimitero, un monumento ad una cultura decaduta, che tuttavia agonizza istericamente nell’insensata violenza delle proprie immagini frenetiche.
L’uso dei monitor ricorda le sculture di Nam June Paik e l’accostamento tra l’opacità organica della sabbia e l’asetticità traslucida dei monitor è un piacevole contrasto sensuale.
In un’intervista all’Uomo Vogue del maggio-giugno 2007 l’artista racconta che “la tv è la summa formale della storia della pittura: l’aura di quest’ultima viene sostituita dal potere ipnotico del movimento e della ripetizione seriale”. Ed in un’opera del 2003, Action TV Painting, il riferimento pittorico era letterale: una tela filtrava la visione di una parete di schermi tv, ciascuno sintonizzato su un canale random. Lo spettatore poteva cambiare gli schermi per mezzo di appositi telecomandi, con un gesto orizzontale che evocava il dripping di Jackson Pollock. La casualità è un aspetto importante nel lato pittorico dei lavori di Gjergji.
L’artista albanese non sorvola sul ruolo ingannatore che il mezzo televisivo ha rivestito nel proprio Paese, dal quale un sacco di emigranti si sono imbarcati verso l’Italia inseguendo miraggi di telequiz e benessere. Nelle opere Hawaii (2004) e Banco d’Albania (2006), già esposte in Italia alla stessa Ciocca Arte Contemporanea ed allo Spazio Symphonia, Gjergji rifletteva sulle fraudolente promesse della scatola magica, ma è solo in Silica che ne sancisce una, seppur ambigua, morte.
Oggi l’installazione viene presentata insieme al video The Blue Danube, nel quale una microcamera viene spinta attraverso un tubo di scarico sulle note del famoso brano classico, e ad alcune altre opere dell’artista.
(pubblicato su exibart.com)