In circa sei anni di Accademia di Belle Arti a Milano Filippo Minelli è l’artista più di talento che abbia conosciuto. Recentemente l’ho intervistato per Studio e mi ha detto un sacco di cose interessanti sul suo lavoro. Andate a leggere qui.
Vi linko un post che ho scritto per il blog di Studio, una rivista che uscirà tra poco. Il primo numero ha su due miei contributi, quindi va da sè che ve la dovete comprare. In attesa del primo numero sul blog ci sono un sacco di post interessanti, quindi dateci uno sguardo.
Non si arriva a 500 milioni di amici senza farsi qualche nemico, ma nemmeno c’hai trent’anni e la tua vita è già un film. Nella sinistra Harvard di confraternite, pasticche e regate, l’odioso nerdaccio Mark Zuckerberg (che poi, poverino, è solo sotto per una tipa) si inventa Facebook. Tra idee rubacchiate, amicizie rovinate e rendez vous asiatici (e nonostante le sue ciabatte modello Vaffanculo®), si ritrova a firmare contratti coi pezzi grossi e ad andarsene in giro con Justin Timberlake in versione papà Napster cocainomane. Il cast azzeccatissimo e l’ottima musica di Trent Reznor forse non giustificano il 97% su Rottentomatoes, ma anche questo Fincher è decisamente da vedere.
A quanto pare Twitter fa paura. Qua da noi ci si fanno tante pippe sul potenziale ruolo dell’uccellino e di Facebook nell’informazione e nella politica del futuro, ma la morte mai avvenuta di Patrick Swayze ed il ben più pompato (ma ugualmente immotivato) #amazonfail hanno dimostrato quanto oltre ad essere l’ultima frontiera dell’informazione queste piattaforme siano anche l’ultima frontiera delle stronzate. E poi alla fine qua in Italia ci dovremmo preoccupare della Televisione (come stato dell’essere spirituale più che elettrodomestico), che ci si sta innervando dentro al cervello da più di un ventennio, e decide la politica ben più di qualche gruppetto con poche migliaia di iscritti su Facebook, che riesce a conquistarsi poche centinaia di pixel su Ansa.it una volta al mese.
È in altri paesi con problemi più urgenti, infatti, che Twitter e YouTube fanno davvero la differenza. Non è un caso se in Cina, tanto per cambiare, si censura tutto il censurabile, mentre in Guatemala il governo s’è spaventato delle manifestazioni scatenate da un video su YouTube – che denunciava l’omicidio di un avvocato da parte del governo allo scopo di coprire uno scandalo nazionale – e s’è messo a fare un giro di vite sui tuiteros incauti che ne parlavano. (more…)
Quando ho sentito che facevano un film su Facebook speravo che fosse davvero cattivo, che sapesse cogliere tutte le sfumature e le dinamiche del social network più perverso di tutti. Facebook ci ha fatto diventare ancora più morbosamente curiosi dei cazzi degli altri e feticisti di noi stessi, ha creato una serie di dinamiche tristine tipo ribeccare persone che non ti mancavano a distanza di anni e far arrivare (a meno di macchinosi opt-out) le foto venute male delle tue vacanze agli sconosciuti più inaugurabili.
Quello che speravo era un film che sviscerasse tutto questo, ma non posso dire che me lo aspettassi. Tutto sommato, però, non posso dire nemmeno di essere rimasto totalmente deluso.