Posts Tagged ‘fotografia’
[Da YSkira.com] Alex MacLean – Over: The American Landscape at the Tipping Point
Tuesday, May 5th, 2009Questo post lo riciclo da yskira.com, un blog che curo e per il quale ho scritto questa recensione.
(All photos © Alex MacLean)
Photographer Alex MacLean has been flying around the United States in his plane for a while now, taking aerial pictures that little have in common with the cold-hearted omniscence of Google Earth. Instead, they provide a beautiful, poetic, and yet compelling view of the ecological risks of suburban sprawl, uncontrolled industrialism, and the scarcity of environment-friendly energy sources. MacLean’s eye selects visually-amazing targets, to which he also attaches a rich statistical documentation to better outline a risky scenario: toxic waste, pollution, global warming, but also housing speculation and social isolation.
Ecco perchè sei grasso
Saturday, March 21st, 2009Grazie al provvidenziale BoingBoing ho trovato questo blog: This is why you’re fat. Si tratta di foto perverse di cibarie infami, al cui solo pensiero inizi a sudare pus e scoreggiare sangue. Alcune mi hanno fatto venire fame. (more…)
TRACEY MOFFATT allo Spazio Oberdan (Milano, 2006)
Monday, October 8th, 2007Frammenti di vite, pulsioni e repulsioni tra ruvidità neorealista e patina pop. Lo Spazio Oberdan ospita la più completa rassegna di fotografie (e video) di Tracey Moffatt.
Forse è destino che venga dall’Australia, ex colonia per la feccia criminale dell’Inghilterra, una delle artiste più convinte ed esperte nel raccontare storie di degrado e rivalsa. Lo fa con un’ironia sottile e tagliente, senza accontentarsi di rappresentazioni e senza fermarsi all’estetica pittorica della fotografia, ma approcciandosi ad essa con l’attitudine di una narratrice coraggiosa ed acuta, senza peli sulla lingua, ma capace di poeticità cromatiche e focali. Non solo esercizi di stile e tecnica, ma versatilità e vivacità espressive non comuni.
I temi sono quelli ai quali Tracey Moffatt è affezionata da sempre: la donna, l’esclusione, la frustrazione dei desideri sessuali. I mezzi sono l’ironia, la cruda puntualità ed un occhio fotografico e cinematografico insieme. L’immagine dell’artista australiana non è mai uno spunto grafico estemporaneo, ma un cuneo tagliente schiacciato tra un passato pesante ed un futuro difficile. I personaggi sono colti in momenti apparentemente fuggevoli (in realtà orchestrati alla perfezione), immediatamente precedenti o successivi ad azioni suggerite ma quasi mai rappresentate. Che questi momenti vengano presentati con un’estetica pop patinata da cover di qualche magazine di moda oppure con un drammatico bianco e nero rosselliniano la musica non cambia.
Il punto debole dell’esaustiva mostra all’Oberdan sta nei video. La dicitura “video sperimentale” porta un po’ fuori strada, ma si tratta per la maggior parte di cut & mix da vecchi film, come da circa 40 anni a questa parte si vedono un po’ dappertutto, con l’eccezione di un’investigazione della Moffatt a caccia di surfisti nell’atto di mostrare le natiche durante il cambio dei costumi su qualche spiaggia, che imperversa per più di 20 minuti. I video insomma stanno lì, ma il piatto ghiotto sono le foto.

