Posts Tagged ‘india’

Fuck democracy

Monday, April 27th, 2009

Gli indiani sono un botto ed ogni volta che fanno le elezioni controllare che tutto vada per il meglio è un bordello. Meno male che questa volta alcuni organizzatori hanno avuto l’ottima pensata di segnare con inchiostro indelebile i diti medi dei votanti, così che non si verifichino casi di doppi voti. Anche io voto sì al vaffanculo.

NEW DELHI, NEW WAVE (Primo Marella Gallery, fino al 19/01/2008)

Saturday, November 24th, 2007

Nuovo spazio, ancora India. Progettata dal famoso Claudio Silvestrin, la nuova galleria Primo Marella apre i battenti sul sorriso della statua iperralista di un indiano che sembra dire: “Guarda, siamo ancora noi!”. In effetti a Milano c’è un vero tripudio di Gupta vari e, a parte le esoticità culinarie al vernissage, non sono le opere che stupiscono. Piuttosto è lo spazio stesso ad essere una piacevole novità: grande, discreto ed articolato, potrà sicuramente ospitare anche progetti più ambiziosi in futuro. Per il momento vi segnalo Sonia Khurana, un mix tra Marina Abramovic e Buster Keaton.

URBAN MANNERS (Hangar Bicocca, Milano, ottobre 2007 / gennaio 2008)

Saturday, October 20th, 2007

Subito dopo l’antipasto a base di chapati all’Oberdan, c’è il piatto forte all’Hangar Bicocca. Opere monumentali, con dimensioni da Biennale. Prevalgono le immagini sospese e le retoriche dolci, colori forti ed oggetti del quotidiano rivestiti da misticismi pop. Poca pittura, molte installazioni e qualche video, che nello spazio dell’hangar guadagnano in avvolgenza. Se tra più di un miliardo di indiani ce ne sono due con lo stesso cognome nella stessa mostra la presenza del fato c’è, o forse sono questi indiani che sono bravi a giocare con le proprie tradizioni, con le frasi di Gandhi ed i soprammobili di casa loro. Fatto sta che in Urban Manners si galleggia volentieri, senza rischi.

WATER di Deepa Mehta (2005)

Monday, October 8th, 2007

Puttane, morte e colori sgargianti. Non è il nuovo GTA e nemmeno l’ultimo Almodovar, ma un film che fa acqua solo nel titolo. Una società immobile, a mollo in un fiume che porta con sè purificazione, rinnovamento e pure un po’ di diritti civili. Donne quasi pariah, intoccabili per status, che ritrovano la gioia di vivere grazie ad una bambina di nove anni, reclusa perchè vedova come loro. Non un capolavoro, ma immagini potenti ed una storia bella e tragica, anche di interesse storico-sociale. C’è pure Gandhi con i baffi.

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