Posts Tagged ‘intervista’

Schizocities #11. Londra Underground su Studio

Wednesday, October 5th, 2011

Per l’undicesimo episodio della mia rubrica Schizocities su Studio ho intervistato l’esploratore urbano Bradley L. Garrett (autore dei documentari Crack the Surface) sulla sua pratica. In particolare ci siamo concentrati sulla città di Londra e sui suoi molti sotterranei, riflettendo sulle implicazioni politiche e civiche dell’urban exploring. Leggete tutto qui.

Filippo Minelli intervistato per Studio

Wednesday, July 13th, 2011

In circa sei anni di Accademia di Belle Arti a Milano Filippo Minelli è l’artista più di talento che abbia conosciuto. Recentemente l’ho intervistato per Studio e mi ha detto un sacco di cose interessanti sul suo lavoro. Andate a leggere qui.

Io, me e ventitre. La scienza e il narcisismo 2.0 su Digimag

Tuesday, July 5th, 2011

Probabilmente avete sentito parlare di 23andme, la compagnia fondata dalla moglie di Sergey Brin, uno dei fondatori di Google. Per la mia prima collaborazione con Digimag, ho intervistato la ricercatrice inglese Kate O’Riordan sul ruolo che il linguaggio del web 2.0 sta giocando nella diffusione della genomica di consumo. Andate a leggere tutto qui.

Tutti i colori di Daniele Tamagni su Studio.

Friday, July 1st, 2011

Ho intervistato Daniele Tamagni – quello dei sapeurs, ma non solo – per Studio. Andate a leggere ed a guardare le sue foto, qui.

Intervista con Lloyd Kaufman su Hideout

Tuesday, July 27th, 2010

Dopo mesi e mesi che languiva sul mio hard disk, mi sono preso la briga di editare e finalmente tradurre un’intervistona al fondatore della Troma, Lloyd Kaufman, ottenuta grazie alle mille skillz del compare Vuk Radic. Al momento la stanno pubblicando su Hideout, e potete leggervi la prima e la seconda parte. Ce ne sono altre tre, quindi tornate presto.

LA FORZA CENTRIPETA

Thursday, December 20th, 2007

esiste una legge fisica che dice che tutti i peti portano al centro.

il centro ideologico, il centro nevralgico, il centro della catartica consapevolezza multisensoriale e polifunzionale.

ogni peto è come un quanto di energia, uno sbuffo di scienza (accentuate la i leggendo scienza) che viaggi su invisibili binari metafisici.

un fisico quantistico norvegese, Peter Olafsson, professore ordinario all’Università degli Studi di Oslo e specializzato nello studio della forza centripeta, alla quale ha dedicato più di 30 anni della propria vita e numerosi saggi (tra i quali “peto oggi: gli albori della petologia” (1965), “petopia: strade e sentieri dell’aerofago nell’era della comunicazione televisiva” (1975) e “petotron: traiettorie del singulto rettale nel cyberspazio” (2001)) è stato a milano recentemente per una conferenza scientifica ospitata al Quark Hotel.

il sottoscritto, saputolo, si è recato sul posto ed ha provveduto a raccogliere la sua autorevole testimonianza.

IO: “signor olafsson, vorrei chiederle della sua teoria del peto che persegue il centro”

PETER OLAFSSON: “vede, il peto è gerarchicamente superiore alle correnti d’aria – ascensorie, discensorie, sospensorie ed aleatorie – ed è lui ad influenzare i movimenti dell’atmosfera, nonchè la rotta dei velivoli più leggeri in alcune parti del mondo”

IO: “una sorta di autorità sovranazionale”

PO: “esattamente. è il respiro della Terra, filtrato attraverso i nostri ani e quello di ogni essere vivente. ovviamente parlo di quelli dotati di ano, anche se pare che recenti ricerche condotte in brasile stiano dimostrando che anche le piante sono in grado di scoreggiare. ma non presto troppo attenzione ai rumori, da studioso dei peti so che le cose sono tanto più rilevanti tanto più passano sotto sordina”

IO: “ottima osservazione. nel suo ultimo articolo, pubblicato su tutte le riviste più importanti del settore, lei scrive: “un peto flautato conduce l’energia sinottica due volte meglio di uno strombettato”. quali sono quindi le proprietà fisiche specifiche di un peto flautato, e quali vantaggi potrebbero derivare da un corretto e consapevole sfruttamento di tale mezzo?”

PO: “il peto flautato è quello che parte senza autorizzazione, tanto che è spesso difficile individuarne la provenienza senza un visore munito di petografo. è proprio questa sua incorporeità, questa maggiore evanescenza eterea che gli permette di scorrere attraverso le correnti incontrando una minore resistenza rispetto al peto strombettato. per quanto riguarda il suo utilizzo, un media caldo come il peto (per dirla in termini McLuhaniani) non è adatto ad una società neotribale come la nostra, basata sull’elettricità, ma piuttosto ad una basata su mezzi di tipo meccanico. non vedo un uso del peto per l’occidente odierno che non comporti una maggiore crisi di identità per ogni individuo. nel mio lavoro è importante saper riconoscere il limite tra scienza e coscienza”

IO: “sagge parole, le sue”

LA LEGGENDA DELL’UOMO WURSTEL

Thursday, December 20th, 2007

si dice in un paese scandinavo dal nome simile a krejkivkizikikv (probabilmente krejkizikokv) che l’uomo non sia un discendente della scimmia, ma un’estensione del würstel.
si narra da secoli ormai in quel paesino di poche centinaia di anime che il würstel abbia creato l’uomo, e non viceversa.
sociologi ed antropologi, storici e paleontologi, scienziati e macellai hanno a lungo discusso su questa tesi, definendola a tratti folle, a tratti atroce, a tratti una gustosa variante per una domenica pomeriggio.
nemmeno io ci credevo, finchè una domenica pomeriggio non ho deciso di prenotare un volo con ryanair (sono 23€ spese aeroportuali incluse per un volo andata e ritorno per Børgstronz, l’aeroporto più vicino) e di andare a sentire dai krejkivkizikokvesi stessi questa folkloristica leggenda.
la domenica pomeriggio dopo ero lì.
il vecchio sven wurstberg vive in una capanna sulla via principale di krejkizikokv (o forse krejkivkizikikv) ed è da tutti rispettato e riverito. non mi ha voluto dire quanto vecchio sia e del resto dubito che avrei capito.
in un inglese al pomodoro gli ho fatto le consuete domande che forse nella sua lunga vita gli saranno state poste migliaia di volte, ed alle quali immagino abbia sempre risposto meno volentieri.

io: e quindi veniamo tutti dal würstel.

sven: esattamente. anzi, no. siamo tutti una sua estensione. ciò significa che il würstel ci pervade. siamo suoi parti, pur restando. ci siamo dentro, attorno, sopra e anche sotto. davanti e dietro al würstel. lui sopporta. è magnanimo.

io: il würstel è commestibile?

sven: il würstel è. noi siamo un po’ meno. il commestibile è un concetto incomprensibile al würstel, tuttavia ce ne ha fatto dono perchè noi possiamo gioirne.

io: il new york times ha definito la leggenda dell’uomo würstel una trappola per turisti, il papa la più grossa stronzata dopo le teorie evoluzionistiche di darwin. pensa che il würstel ne soffra?

sven: il würstel soffre e s’offre come e più di cristo. il suo è un sacrificio perpetuo. conservare la razza umana non è un facile compito.

io: come è possibile comunicare con il würstel?

sven: basta possedere l’unzione.

io: e come ci si unge?

sven: è il würstel ad ungerci, secondo la leggenda.

io: lei crede fermamente nella leggenda?

sven: io ne sono il cantore. la leggenda è realtà fintantochè il würstel lo vorrà.

io: pensa che il würstel possa in qualche modo influire sul destino del mondo? come si rapporta al pianeta terra?

sven: il würstel ne vive, ne perpetua i bioritmi, ne strofina le zolle.

io: è forse dio un würstel? è forse il würstel dio?

sven: nessuna delle due cose. il würstel è qualcosa che trascende il concetto di divinità, come quello di semidivinità.

io: non sono sicuro di aver capito.

sven: io sono sicuro di no. ad ogni modo la leggenda dell’uomo würstel sarà sempre.

io: sarà sempre?

sven: …

quando sono tornato a casa (ieri), ho deciso di vestire un würstel da me stesso, e l’ho appoggiato sul davanzale della mia finestra.
il giorno dopo, era nudo.
la cosa mi ha fatto pensare.

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