Senza musei di arte contemporanea (il Maxxi rimandato mille volte, il Museion in mutande alla seconda mostra) in Italia si va di Futurismo, che fa cent’anni. In tempi di crisi è bello pensare futurista, pensare ai suoni delle bombe decontestualizzati come un concerto di “rumori espressivi”. È tempo di grandi mostre, per soddisfare lo studente quanto la sciura (vabbè, la sciura di più). “Futurismo 1909 – 2009 – Velocità + Arte + Azione” riempirà Palazzo Reale di futurismi vari (400 opere), mentre la Moratti ha già un ricco programma di eventi, tra i quali la “Rissa in Galleria” di Boccioni ricreata da una coreografa (quindi se vedete movimenti strani sappiate che è Futurismo, non i commessi del Burger King in rivolta). Già al PAC, col Nouveau Realisme, la nostra sindachessa ci ha ricordato nostalgica i tempi in cui in piazza Duomo si dava fuoco ai cazzi giganti di Tinguely e si mangiava la torta con le mani. Oggi è lei stessa a censurare le mostre sui gay, pure indoor, ma si sa che la trasgressione in bianco e nero, specie français, ci sta. Se porti l’abito scuro e magari lavori al Comune va bene una marachella, non come gli artisti di oggi che sono tutti busoni viziati.
(pubblicato su zero.eu)