Scientology e la TV su Studio
Wednesday, May 11th, 2011![]()
Ecco un altro pezzo che ho scritto per Studio. Si parla del rapporto di Scientology con i media, vista la loro recente acquisizione di uno studio televisivo ad Hollywood. Qua il link.
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Ecco un altro pezzo che ho scritto per Studio. Si parla del rapporto di Scientology con i media, vista la loro recente acquisizione di uno studio televisivo ad Hollywood. Qua il link.
Foto © ANSA
Si sapeva già che non era solo Alemanno a non apprezzare la teca con cui Richard Meier ha incorniciato l’Ara Pacis a Roma, ma c’è qualcuno che è passato all’azione e l’ha imbrattata di vernice rossa e verde in occasione della Festa della Repubblica. Gli autori del gesto non si sa chi siano, ma questo è stato “rivendicato a livello intellettuale” (un po’ come dire: potrei anche essere stato io, ma col cazzo che te lo direi) dallo stesso Graziano Cecchini già fattosi conoscere per azioni simili, animate dalla stessa nostalgia futurista, nella capitale ed oltre. (more…)
| The Daily Show With Jon Stewart | M – Th 11p / 10c | |||
| Obama 101 | ||||
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Già avevo parlato della tendenza di Jon Stewart a bacchettare i media conservatori, che dal canto loro lo accusano di essere un po’ la mignotta di Obama. È indubbio che il comico di Comedy Central simpatizzi per il presidente, ma il suo lavoro lo fa gran bene. E cioè prende per il culo magnificamente la copertura macchinosamente scettica e parziale di FOX News, MSNBC e CNN.
Ho beccato la notizia su Internazionale nel boxettino delle “storie vere”, e non ho potuto esimermi dall’andarmelo a cercare. Sì, disegnare i cazzi nello spazio urbano è da sempre una delle pratiche preferite dell’uomo (e sospetto che cazzi ben più grossi di quelli dei bronzi di Riace, che sembra abbiano messo i piedi nell’acqua gelata, fossero vergati sulle colonne dei templi greci ben prima dell’affermazione della nostra civiltà cristiana), ma con l’avvento di Google Earth la posta in gioco è cambiata. Non si tratta più di sorprendere la tua insegnante di latino con una nerchia deforme che campeggia sotto la finestra di casa sua, qua si tratta di offendere il Signore con un pisellone di 18 metri che persino Lui può vedere dall’alto, senza bisogno di occhiali.

Sarà un caso che “pipes” ricorda molto “pippe”? Come quando ho scoperto Delicious, mi pareva assurdo che questo servizio potesse mai servirmi nella vita. E invece non puoi mai dire quando avrai bisogno di aggregare dei feed, filtrarli o magari tradurteli pure. (more…)
In effetti c’hanno ragione. Quando Google s’è messa a digitalizzare milioni di libri l’unica conseguenza è stata un accordo che darà all’azienda il monopolio sulla diffusione della conoscenza “libera”, o almeno di quella derivata dalle biblioteche americane (vedetevi l’articolo sul penultimo Internazionale, oppure qui). Se invece degli svedesi – con pretese libertarie simili, ma pochi avvocati – ti aiutano a trovare musica e film, il risultato è questo.
Dopo la faccenda del controverso Obama Fried Chicken a New York, un’altra storia di scazzi a tema politically correct con sfondo alimentare. Burger King ha appena ritirato questa pubblicità per il loro Whopper messicano, una deliziosa porcata che chissà se arriverà mai da noi (forse c’è già, boh?). Ma il punto è un altro. (more…)
Un paio di settimane fa sono andato a sentire una conferenza di Cory Doctorow qua a Milano. Uno dei temi che il famoso blogger, attivista ed autore di fantascienza ha toccato è il controllo di internet. Qua da noi, il governo Berlusconi sembra seriamente intenzionato a prendere provvedimenti che il padre di BoingBoing ha paragonato alle restrizioni di governi come Iran e Cina all’informazione dei propri cittadini. Nell’attesa che lo scenario orwelliano che l’occhialuto media pundit ci ha dipinto si manifesti dentro ai nostri schermi e dietro ai nostri culi, possiamo portarci avanti con questo simpatico plugin.

Ho beccato questo articolo sul sito del NY Times, su Jon Stewart che ha fatto il culo ad un certo Jim Cramer per la connivenza mediatica di questo con hedge-fondisti spregiudicati e banche colabrodo. A quanto leggo Cramer è una specie di host da talk-radio che dà lezioni di economia in TV, il che è una combinazione abbastanza agghiacciante, mentre Stewart invece è un comico particolarmente attento ai media ed all’attualità che conduce uno show molto figo. (more…)
In trentacinque anni si fanno anche due guerre mondiali. Oppure una strip. Al giorno.
Doonesbury forse non avrà fatto la Storia, ma l’ha spesso accompagnata nel suo compiersi, con giornalistica puntualità e ritmi comici impeccabili.
Garry Trudeau ha saputo dimostrare di essere non solo una figura eclettica che rimbalza tra satira e giornalismo, ma anche un uomo deciso, capace di mettere un po’ di pepe sotto al culo di personaggi grossi. Come disse Kissinger, peggio di essere presi in giro sulle pagine di Doonesbury è solo non esserlo.
Trudeau ha iniziato a lavorare a Doonesbury nel 1970 e nel 1975, per la sua strip, è stato il primo disegnatore di fumetti a vincere il premio Pulitzer. Dalla sua striscia, pubblicata in tutto il mondo, sono nati un pluripremiato cortometraggio animato, The Doonesbury Special (1977) e un musical a Broadway, nel 1983. Trudeau ha collaborato anche con Robert Altman scrivendo e co-producendo la mini-serie Tanner ’88 (1988).
Uno dei motivi del successo di Doonesbury è il suo essere intriso di pop-culture e insieme finemente retorico. I tempi comici e lo sviluppo in tempo reale dei personaggi sono rimandi costanti alla soap opera ed alla sit-com e spesso le vignette fanno il verso al formato del telegiornale. D’altra parte, pur masticando la lingua dei mass media, Trudeau non rinuncia a preziosismi allegorici, soprattutto quando raffigura i politici: una manona aperta sta per Schwarzenegger sotto inchiesta per abusi, un asterisco per Bush figlio, pari pari al padre.
Cavalcare con tale disinvoltura i mass media è l’unico modo per colpire davvero e poco importa che le parole di Trudeau siano arginate dai baloon: fanno male lo stesso. Oppure ridere, se non siete Gorge W. Bush.
Ci sono delle eccezioni, però. In La lunga strada verso casa lo storico B.D. perde una gamba (ed il suo inseparabile elmetto) in Iraq. E’ la traccia indelebile che la guerra lascia nella strip, dove i personaggi sono, dopo 36 anni, sempre gli stessi: cresciuti, sposati, morti o divorziati in tempo reale.
Trudeau emerge ancora come un maestro: il suo ritratto rispettoso ma ironico dei soldati americani è l’esempio di satira più civile e commovente che si possa fare.