Posts Tagged ‘niente’

YO e YO! a confronto.

Tuesday, October 9th, 2007

“yo” – autore anonimo
20cmx15cm – sottiletta su vetro
esposta in una stanza



“yo!” – autore anonimo
15cmx10cm – marker rosso su vetro
esposta in un corridoio

Le opere che esaminerò hanno entrambe una propria identità distinta, ma hanno diversi punti in comune che meritano attenzione analitica.
Yo costa in una scritta tracciata su un vetro per mezzo di una sottiletta. In spagnolo “yo” significa “io”, è quindi evidente un richiamo all’individualità, all’identità. Il materiale scelto per tracciare le lettere è un derivato del latte – il formaggio – cenno etologico-alchemico-religioso alla meternità, alla genesi, alla nascita ed allusione (per colore e pastosità) allo sperma. Il messaggio dell’opera diventa quindi prepotentemente sessuale e primitivo: la nascita dell’uomo, dell’Io, quindi dell’individuo come composizione complementare di corpo e anima, non può che avere luogo nella carnalità più animale. Il fatto che la scritta sia collocata sul vetro trasparente di una finestra che si affaccia su di un cortile mostra la volontà di apertura dell’Io, la sua genuina innocenza e cristallinità infantile, schiacciata però in un’immobilità bidimensionale dalla cruda realtà.
Yo! è invece una scritta rossa sul vetro di una comune bacheca. Lo spazio su cui si affaccia è quello della cultura, del sapere. Il colore scelto dall’autore è sinonimo di passione, violenza (evocate anche dal “!”), ma anche di consapevolezza politica. Un’interpretazione spontanea è senza dubbio questa: l’affermazione dell’individualità deve avvenire in ambiti ristretti, nei luoghi del sapere, della cultura, nella culla dell’elite culturale, per quanto estesa. L’emancipazione dell’Io è qualcosa di violento, che porta al confronto ed al conflitto.
É difficile stabilire quale di queste due opere – site in luoghi abbastanza contigui – sia precedente, oppure se siano il risultato dello sforzo intellettuale della stessa (geniale) mente. La poetica che sembra affacciarsi da dietro la vitrea trasparenza e la cristallina comunicatività dei soggetti in analisi sembra facilmente identificabile come comune ad entrambi.
Yo è senza dubbio più viscerale, materica, di una pastosità concettuale biodegradabile, ma universale, pur essendo priva di quel “!” che rende Yo! un passo avanti in quanto a vivacità dialettica e potenza comunicazionale.

DONNE = TROIE

Tuesday, October 9th, 2007


“donne=troie” – autore anonimo
5cmx30cm – pennarello su muro
esposta in piazza XXIV maggio

La scientifica potenza comunicazionale di questa triade (non mi sento di definirla hegeliana nè cinese) simbolica colpisce come un treno in corsa sui freddi binari della matematica.
Come già Salvador Dalì era ispirato da fisica e scienza per le proprie riflessione che poi convertiva in opere dense di significato e avvolte da strati interpretativi, l’artista minimalista autore di questa composizione semantica si avvale di più piani linguistici che si compenetrano uno con l’altro.
Il vibrante e viscerale linguaggio verbale (“donne”, “troie”) si affianca (o meglio, si intreccia) con la fredda e distaccata matematica (“=”).
Il fatto che quest’ultima non sia un’opinione rende sublime il paradosso “certezza-scientifica VS “urlo-di-frustrazione-sessuale-emotiva”, che affiancato ad una chiarezza e ad una semplicità espressiva e formale (fondo grigio-bianco, lettere vergate in un inequivocabile nero, in stampatello) fuori dal comune, rende quest’opera un trionfo di comunicazione universale e poetica del minimo.

TUA MAMMA È DI TUTTI

Tuesday, October 9th, 2007


“Tua mamma è di tutti” – autore anonimo
pennarello su muro – 20cmx30cm
esposta in Via Dogana

A prima vista, la cosa più sconvolgente di questo capolavoro del nuovo secolo, esposto in via Dogana, a pochi passi dal Duomo di Milano, è che l’autore ha voluto rimanere nell’anonimato ed ha lasciato la sua opera in balia degli elementi, presumibilmente per facilitarne la fruizione ai meno abbienti. É noto che il sistema dell’arte preclude quella che si può definire una “conoscenza di qualità superiore” alla gente che, per i motivi più svariati, non dispone di denaro sufficiente o del tempo per visitare musei privati. Lo sconosciuto autore di questo pezzo incollezionabile ed invendibile ha visto giusto. La diffusione (e quindi l’apprezzamento) del suo operato è infatti privo di vincoli nello spazio e nel tempo. In una galleria le mostre vanno e vengono, mentre Tua mamma è di tutti sarà leggibile, a meno di aberranti cancellazioni, nei secoli che verranno.
Dopo queste note generali è il momento di passare all’analisi completa dell’opera.
Vediamo prima di tutto il mezzo: pennarello nero su marmo levigato. Il marmo era presente ben prima della scritta, quindi l’autore deve aver sfruttato quella superficie in un periodo successivo, usando lo strumento più agevole: il pennarello. Quest’ultimo si è rivelato particolarmente efficace, in quanto è ben definito e di durata relativamente lunga. Ancora un segno di grande esperienza dell’artista.
La cosa che, dopo un attimo di riflessione, colpisce l’occhio e la mente attenti in maniera più definitiva è l’assoluta maestria nell’uso del linguaggio. Per una totale comprensione è necessario soffermarsi su ogni singola parola.
“Tua”: è evidente che si tratta di una connessione istantanea e diretta con il fruitore. L’autore sta parlando con lui, prima ancora che di lui, ed è su questo che egli (il fruitore) si deve interrogare. Notare che si tratta di un rapporto a due, estremamente intimo e confidenziale, il più viscerale e atavico possibile.
“mamma”: la genitrice è ciò da cui veniamo, le nostre origini, il nostro mondo. La madre è sacra, la mamma lo è ancora di più. L’utilizzo di questo preciso vocabolo invece del più biblico “madre” è un ulteriore rimando all’intimità, alla sfera affettiva, al privato. La parola “mamma” viene utilizzata in famiglia, tra le mura domestiche, è patrimonio e prerogativa di un rapporto madre-figlio piuttosto saldo. La mamma è sempre la mamma.
“è”: voce del verbo essere, tempo presente. Un segno di ineluttabilità. Il messaggio deve essere il più forte possibile.
“di tutti”: analizzo per comodità queste parole insieme, in quanto costrutto logico inscindibile. Si sta parlando della mamma, della tua mamma, e si sta affermando che essa è. Cosa? “di tutti”. Il “di” introduce una relazione di proprietà quasi commerciale, materiale, avvilente per il soggetto e per l’oggetto dell’opera. Può essere una relazione anche sul piano spirituale o fisica, e credo sia questa la componente più forte nelle intenzioni originarie dell’artista, prima che consegnasse l’opera al suo pubblico ed alle loro interpretazioni. Con “tutti” è innegabile che l’artista si riferisca ad una massa indefinita, comprensiva di ogni individuo (almeno di sesso maschile) sulla terra. L’intimità ed il rapporto filiale vengono in questo momento disintegrati come da una spinta di milioni di peni alieni. Tua mamma ti è stata espropriata. Adesso è patrimonio comune, non sai nemmeno comune a chi. Forse al proletariato, alla massa operaia, al mondo intero. Ciò che sai è che sei stato forzosamente svezzato da una scritta su un muro.

quasiniente is powered by wordpress and barecity.