STORIA DI UNA LINEA. QUELLA LINEA COME STORIA.
Monday, October 15th, 20071.
In realtà non c’è una storia per quella linea. Ho mentito, nel titolo.
Del resto, è proprio la storia ad insegnarci che il titolo, molto spesso ed al contrario del buon sangue, mente.
Ho mentito anche riguardo alla linea. Potrebbero essere anche diverse linee. La linea – o le linee – è abbastanza confusa. Si snoda, si annoda, ma non approda ad un senso.
A volte ci scorre sotto i piedi. É spesso monumentale, meravigliosa nel suo ottuso permeare il piano bidimensionale asfaltato, che incontra più suole e stronzi di cane che occhi.
La linea si manifesta nera, abita il grigio scuro dell’asfalto per emergerne con contemporanea discrezione, a volte lungo tutto un marciapiede. Metri e metri, e metri di saturante linea.
L’ho incontrata alla fermata della 50, al Parco Solari (recentemente ribattezzato Parco Giussani), una notte che stavo tornando a casa. Pensavo fosse l’ombra dei rami degli alberi sull’asfalto, inizialmente. Poi, con un certo sbigottimento, ho scoperto che no.
La linea si estendeva zigzagando per una ventina di metri, saturando nelle sue peregrinazioni tutto un marciapiede. É lì che ho pensato la parola “monumentale” che ho messo poco fa.
É stato quasi un colpo di fulmine, con la linea.
L’ho rivista, a volte fugace, a volte spavalda, un po’ in tutta Milano: in una vietta vicino Cadorna, in p.za Sant’Agostino, in via Fogazzaro, in viale Troya, vicino a Piola, a Cimiano.
É sistematica, seriale ma non eccessivamente ripetitiva.
Nella maggior parte dei casi è sottile, ma in viale Troya l’ho vista decisamente inchiattita. Ma è bella lo stesso. Tantopiù perchè è dove passano le macchine.
La calpesto con reverenza.
Le ho fatto delle foto. Eccone una.
Questa è la linea.
2.
Svelo il segreto.
La linea è un’estetica, una poetica, una dialettica. Il polso che ha indirizzato con violenti snodi tutti i suoi segmenti è attaccato alla mano di un artista.
Non c’è logica, solo atto sensuale. Non c’è retorica, solo estetica sotterranea ed intermittente.
C’è la reiterazione autoriale, ma discreta, di un esperto.
C’è il gesto, generoso generatore di possibilità, di sguardi.
C’è la sensibilità consapevole, perseverante, virale, del fuori controllo controllato.
C’è la follia, impunita e violenta.
C’è arte.
La linea non nobilita necessariamente il luogo nel quale risiede. E forse nemmeno il luogo nobilita la linea che lo riveste.
É il connubio tra la linea ed il suo sostegno di asfalto che si fa storia, narrazione allo stesso tempo pittorica e performativa, ma anche archeologica.
L’immagine di un gesto ne è il certificato di morte, ed il ricordo è l’ultimo bagliore di vita di quel gesto. Nella linea si conserva la memoria che c’è stato, in un luogo che essendone stato teatro può vantare almeno un presente ed un passato, se non un futuro.
Ed un presente ed un passato sono sufficienti a fare una storia. La linea è la cronologia di un gesto.
Non è probabilmente la più avvincente delle storie, e se vogliamo essere pignoli la linea non ha scritto “inizio” e “fine”, non ha una testa o una coda. Ha un corpo storico, anzi, un corpo-storia che è la più alta aspirazione della street-art, se non dell’arte stessa.
Possiamo seguirla e ricostruire il suo atto generativo, viverne la creazione, la gestualità.
La linea è immagine, è movimento, è modellazione di uno spazio e modellazione di dinamiche di relazione con questo spazio.
É postmoderna e contemporanea, minimalista in quanto scevra di retorica romantica, ma dialettica in quanto istintivo prodotto di un gesto sensuale.
3.
Le diverse forme della linea sono altrettante declinazioni della sua versatilità.
A volte sembra voler testimoniare il passaggio del tempo in relazione ad un oggetto, ricalcandone l’ombra. Un esempio in Sant’Agostino.
A volte la linea è più spessa, pesante. Ma osa di più. Gli pneumatici non calpestano con reverenza, usurano democraticamente.
Non sempre la linea è impeccabile. A volte è indecisa, frammentaria. Sembra quasi volesse inseguire un senso, e che l’abbia perso.
4.
Cromaticamente, la linea è discreta. Spray nero su asfalto grigio scuro, emerge se stimolata da uno sguardo curioso. Casuale, ma attento.
Nelle sue istanze più grassottelle, si suppone l’artista creatore si sia servito di una mascherina applicata al tappino della bomboletta.
La linea è alla portata di tutti, ma non è alla mercè di nessuno.
Non è alla mercè del mercato, che non ne farà una merce.
Non è alla mercè della storia, della quale non farà parte.
Non è alla mercè del suo autore, che non l’ha firmata.
Per il futuro la linea, probabilmente, si infittirà. É già stata avvistata a Parigi, al lago di Como, l’ho incontrata a Barcelona vicino all’Arc de Triomf e nella piazza del mercato della Barceloneta.
Ma prima probabilmente è passata sotto casa vostra.
Fateci caso.



