Comedy Crisis
Saturday, May 9th, 2009Cosa succede quando la preghiera del comico non viene esaudita? Ecco. E come chicca aggiuntiva, dopo il post di ieri, beccatevi questa serie di Yo Mama jokes rispettosi.
Cosa succede quando la preghiera del comico non viene esaudita? Ecco. E come chicca aggiuntiva, dopo il post di ieri, beccatevi questa serie di Yo Mama jokes rispettosi.
Appena finito di tessere le lodi di Obama per la sua improvvisata da fattone ai mega-burger e ci salta fuori una notizia del genere, secondo cui il governo USA ha in canna l’ennesima pallottola per lo sharing scroccone su internet (che ricorda tanto la zozza proposta di Sarkozy). E Intanto la puzza di merda del processo a Pirate Bay non si dissolve.
Sperando di non essere noi la prima mosca ad accorrere al banchetto che seguirà, possiamo solo augurarci che l’affinità spirituale di Obama con Harold & Kumar vada oltre le scappate al fast-food (ma non ci speriamo granchè).
| The Daily Show With Jon Stewart | M – Th 11p / 10c | |||
| Obama 101 | ||||
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Già avevo parlato della tendenza di Jon Stewart a bacchettare i media conservatori, che dal canto loro lo accusano di essere un po’ la mignotta di Obama. È indubbio che il comico di Comedy Central simpatizzi per il presidente, ma il suo lavoro lo fa gran bene. E cioè prende per il culo magnificamente la copertura macchinosamente scettica e parziale di FOX News, MSNBC e CNN.
Dopo la faccenda del controverso Obama Fried Chicken a New York, un’altra storia di scazzi a tema politically correct con sfondo alimentare. Burger King ha appena ritirato questa pubblicità per il loro Whopper messicano, una deliziosa porcata che chissà se arriverà mai da noi (forse c’è già, boh?). Ma il punto è un altro. (more…)
Sarò anche noioso a parlare sempre di South Park, ma ogni tanto Parker e Stone si spremono fuori certi episodi che colgono proprio nel segno. Questo sull’economia è il terzo della tredicesima serie, ed il secondo ad essere di una certa caratura (lo scorso invece faceva cagare). (more…)
Tra gli street artists che più a buon diritto sembravano aver messo il culo al caldo, non avrei mai detto che sarebbero andati a cagare il cazzo proprio ad OBEY (vero nome Shepard Fairey, come viene chiamato qui e qui).
A quanto pare i guai sono arrivati subito dopo dei fatti che, in teoria, avrebbero dovuto consacrarlo. Prima il poster “HOPE” per Obama (dal quale Fairey non ha tirato fuori una lira) fa incazzare la AP, che è proprietaria dei diritti sulla foto. Poi, mentre stava a Boston per la sua prima personale, lo arrestano per dei graffiti.