Posts Tagged ‘pubblicità’

Mappare l’adbusting 3 (edizione advanced)

Sunday, May 31st, 2009

Siccome ne ho già scritto su questo blog e penso ne valga la pena, vi incollo un post che ho fatto su yskira.com sul solito tema di internet, mappe e interfacce. Leggete.

Thanks to the internet, we now own more knowledge than we can possibly absorb. As a consequence, the web is more and more about interfaces, about the way we’re served this cognitive over-abundance and the graphic ways we can filter it. Interfaces become the aesthetics of the latest postmodernity: when all information is common, to filter, choose, and even discard it, is an act of elegance, a semiotic gesture more significant than information itself. So, the explosion of maps, indexes, graphs and charts over the internet becomes the world wide web’s most relevant content. (more…)

Mappare l’adbusting 2 – la mappa

Monday, May 18th, 2009

Qualche giorno fa ho fatto questo post, ed oggi finalmente Public Ad Campaign ha reso pubblica la mappa che si vedeva nel video. Dateci un’occhiata.

Reclaim contro Réclame: mappare l’ad-busting

Wednesday, May 13th, 2009

Da Daniel Buren ad Ad-Busters (passando per questa campagna fighissima del New Museum di New York) la pubblicità è stata bersaglio dell’arte da un sacco di tempo. Ma la cosa più interessante di quest’altro progetto organizzato da Public Ad Campaign mi pare piuttosto la mappatura degli interventi che appare nel video. (more…)

“Non vali un cazzo, Sam”

Friday, May 8th, 2009

Già vi avevo accennato di questo scazzo tra Woody Allen e American Apparel (accusata dal comico di aver usato la sua immagine per una pubblicità senza autorizzazione), ma la cosa diventa più divertente: American Apparel ha chiamato a testimoniare Soon-Yi Previn, moglie ed ex figlia adottiva di Allen, e Mia Farrow, ex moglie e madre adottiva dell’attuale moglie del regista (brrr). Poi hanno cambiato idea, ma il messaggio è passato: Allen la sua immagine se l’è già sputtanata da mo’, e quindi i 10 milioni di dollari che chiede sembrano un po’ troppi all’azienda incriminata. E, per quanto a pelle Allen mi stia molto più simpatico di AA, forse non hanno tutti i torti.

Mangiare politically correct? E Berlusconi?

Thursday, April 16th, 2009

Dopo la faccenda del controverso Obama Fried Chicken a New York, un’altra storia di scazzi a tema politically correct con sfondo alimentare. Burger King ha appena ritirato questa pubblicità per il loro Whopper messicano, una deliziosa porcata che chissà se arriverà mai da noi (forse c’è già, boh?). Ma il punto è un altro. (more…)

MARCHETTE O MARKETING? Sottile volgarità pop-trash VS Etica di mercato.

Friday, November 16th, 2007

Tempo fa (febbraio 2006) sul blog di una mia amica io e lei ci siamo trovati a discutere dello spot di AMICA CHIPS, quello con Rocco Siffredi. Ne è venuto fuori un dibattito piuttosto interessante sul ruolo della pubblicità, su una sua eventuale etica e sul suo rapporto con l’arte. Lei ha incluso il dibattito nella sua tesi, io lo riporto qui sotto:
[le parti scritte dalla mia amica sono quelle in corsivo]

“[...]torno a casa e mi rivedo la pubblicità dell’Amica Chips con Rocco Siffredi e le sue frasine ambigue. Non credo sia il caso di spenderci troppe parole dato che mi son trovata pienamente d’accordo nel rimarcare che sia il solito maxi-esempio di volgarità. Cito questo in particolare perché lo passano in tv praticamente 24 h su 24, fascia protetta o meno.[...] Da un periodo in cui censurare e cassare artisti quali Oliviero Toscani andava di moda perche’ “troppo provocatorio” si é capitombolati in un periodo in cui l’attrazione per un prodotto non e’ più dato dalla poesia, e dalla bellezza della confezione, piuttosto che dello spot esteticamente perfetto ma da un paio di chiappe. Attrarre. Questo deve fare un prodotto. Soddisfare delle esigenze visive ed estetiche…da qui pubblicità di auto con culi svolazzanti “shake shake shake…etc etc”. Ma, si commercializza davvero un prodotto in questo modo?”

“la pubblicità deve attrarre… sì, certo che deve.
la pubblicità è un misto tra arte e politica, e se una deve valersi di sensualità, l’altra si deve valere di argomentazione.
la pubblicità, è vero, manca spesso di argomentazione, ma è la prova che è il lato artistico (estetico, se ti piace di più) e non quello politico ad essere esaltato.
l’evocazione ed il desiderio risiedono nell’allusione e non nella rappresentazione, è per questo che nella pubblicità di amica chips niente è esplicitato al 100%.
c’è provocazione, forse più del solito. c’è volgarità, in maniera standard.
oliviero toscani l’ho sentito parlare: è un provocatore, uno che dice l’opposto di quello che pensa il proprio interlocutore voglia sentirsi dire, gli interessa di più quello che pensano gli altri di quello che pensa lui stesso. molto artista da questo punto di vista… comunque non mi convince, non mi diverte.
la sua è un’allusione mediatica, un’ammicare meta-pubblicitario (una pubblicità che riflette sul proprio essere tale… campa sull’autorevolezza autoriale) e perverso, più profondo ed artistico della pubblicità di rocco siffredi, ma meno attraente e funzionale.
è un ingenuo e gioioso ammiccare quello di rocco siffredi, un “tanto lo sappiamo tutti” che si sciacqua di dosso la responsabilità dello scandalo con un sorriso.
rispetto alla pubblicità della citroen, o quello che è, c’è l’autonomia della patata contro i culi (bellissimi) che si intromettono in maniera goffa e disarticolata in un campo che non compete. non c’è gusto.
non sto difendendo, come vedi, la volgarità a spada tratta, ma sto affermando che lo spot di amica chips non ha nè la spocchia pretenziosa del provocatore tutto sommato abbastanza vacuo di toscani nè la rozzezza pettinata di quell’altro spot che ho citato.
è perfetto.”

“[...]ma la pubblicità non e’ un intermezzo artistico fra prodotto e cliente ma e’ il mezzo per farlo vendere,e sinceramente trovo squallido che si sia arrivati ad esplicite provocazioni sul sesso per vendere qualsiasi cosa.”

“il marketing etico è un marketing castrato. gli opuscoli illustrativi non li legge nessuno… ci sono due modi per avere un’appeal sicuro: la figa ed una scrittona gigante senza niente intorno. un terzo, è divertire.
ci sono tanti modi e tante sfumature diverse, non credo che il marketing debba sottostare a stili e regole più dell’arte stessa.
la storia del marketing ti insegna che il logo è più importante del prodotto ed il logo si costruisce su un’estetica e l’estetica si basa anche sulla pubblicità. non è l’oggetto ma ciò che esso comporta.
la pubblicità promuove i feticci, non la funzionalità. se vuoi gli spot genuini c’è teledue e c’è calfort… una scuola di pensiero tra tante però, non l’unica.”

“Mi spiace contraddirti ma il marketing ha precisi canoni e precisi stili…nonche’ regole.Posso passare sul fatto che fare pubblicità sia un pò come fare arte,per il lato estetico,poetico etc…Ma il “marketing” a differenza dell’arte, non può prendersi delle licenze poetiche.”

“lo stile è storicizzare un’estetica, categorizzarla, quindi non deve comportare necessariamente una poetica, licenziosa o meno… però nemmeno la esclude.
a parte questo, ciò che il marketing è stato non è necessariamente ciò che il marketing è, sarà o deve essere.
se già non vedo come sacra la storia dell’arte, mi viene ben più difficile vedere come sacra quella del marketing.
io dico che si può superare, e superare ancora, e continuare a superare il concetto di marketing. e dico anche che è quello che gli addetti ai lavori vogliono, almeno i più brillanti. “

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