CONTAINER ART
Monday, October 6th, 2008Ronald Lewis Facchinetti non è un figlio di Pooh, però è un po’ un furbacchione. Si è inventato questa cosa dei container con dentro le opere d’arte, che piazza in giro per le città. La gente passa, guarda, si diverte. Il concetto in sé non è proprio nuovissimo (cercate su Google il Piccolo Museion di Alberto Garutti), ma la formula commerciale è perfetta: la parte di fuori del contenitore può essere lasciata agli sponsor, la parte dentro è per i fruitori. E se tra i contenitori (nella fattispecie, di videoarte) ci sono pure delle trendissime Mini, la cosa funziona ancora meglio. La temporaneità aggiunge quel fascino esclusivo da “edizione limitata”, mentre il container è un perfetto compromesso tra l’asettica religiosità del white cube e la vulnerabilità (al tempo, alla routine) dell’arte pubblica. Ed è anche un buon escamotage per trovare un po’ di spazio fuori dal circolo dei musei, che non necessariamente ti cagano. Essendo ContainerArt aperto, se sei un giovane artista ti conviene mandare una proposta. Damien Hirst scavalca i mercanti d’arte per vendere le sue cicche direttamente ai collezionisti, quindi non c’è niente di male nello smazzare arte “off the trunk”.
(pubblicato su zero.eu)