Posts Tagged ‘secretici’

BLITZ SECRETION (i)

Thursday, December 20th, 2007

TONY: buongiorno, gustavo.
GUSTAVO: con queste parole, nella mia lingua, hai appena insultato il mio dio.
TONY: e cosa significa nella tua lingua “con queste parole, nella mia lingua, hai appena insultato il mio dio”?
GUSTAVO: significa “buongiorno, tony”.

BLITZ SECRETION (ii)

Thursday, December 20th, 2007

: salve.
SOGGETTO: esisti o non hai nome?
: il mio nome potrebbe essere dello stesso colore dello sfondo, e tu potresti non essere in grado di percepirmi.
SOGGETTO: ma se ti sto parlando.
: quella particella proniminale “ti” si riferisce sicuramente ad un’ente esistente.
SOGGETTO: beh, se ti percepisco immagino tu debba esistere.
: su questo punto siamo entrambi concordi. però esisto in virtù del mio nome, del mio nome potenziale o indipendentemente da esso?
SOGGETTO: forse sono i due punti, sai?
: è davvero così, in effetti.
SOGGETTO: e così siamo d’accordo su un punto e sui due punti.
: in realtà sono il tuo alter ego.
SOGGETTO: bugiardo.
: però ci avevi creduto, per un attimo, eh?
SOGGETTO: un po’ sì. ci avevo sperato.

IMPOSTURA o forse MATEMATICA

Thursday, December 20th, 2007

L’IMPOSTORE: è dura.
L’UOMO DELLA STRADA: cosa?
L’IMPOSTORE: la mia vita.
L’UOMO DELLA STRADA: pensavo l’impostura.
L’IMPOSTORE: la mia vita è un’impostura. vivere mi è imposto, l’impostura mi è vitale.
L’UOMO DELLA STRADA: oggi fa ancora più freddo. mi chiedo quando finirà.
L’IMPOSTORE: il freddo o l’oggi?
L’UOMO DELLA STRADA: il freddo, ovviamente!
L’IMPOSTORE: io invece mi chiedo quando finirà l’oggi. e me lo chiedevo anche ieri.
L’UOMO DELLA STRADA: ieri faceva freddo, ma si stava bene, tutto sommato.
L’IMPOSTORE: la vita è una lunga addizione.

LA FORZA CENTRIPETA

Thursday, December 20th, 2007

esiste una legge fisica che dice che tutti i peti portano al centro.

il centro ideologico, il centro nevralgico, il centro della catartica consapevolezza multisensoriale e polifunzionale.

ogni peto è come un quanto di energia, uno sbuffo di scienza (accentuate la i leggendo scienza) che viaggi su invisibili binari metafisici.

un fisico quantistico norvegese, Peter Olafsson, professore ordinario all’Università degli Studi di Oslo e specializzato nello studio della forza centripeta, alla quale ha dedicato più di 30 anni della propria vita e numerosi saggi (tra i quali “peto oggi: gli albori della petologia” (1965), “petopia: strade e sentieri dell’aerofago nell’era della comunicazione televisiva” (1975) e “petotron: traiettorie del singulto rettale nel cyberspazio” (2001)) è stato a milano recentemente per una conferenza scientifica ospitata al Quark Hotel.

il sottoscritto, saputolo, si è recato sul posto ed ha provveduto a raccogliere la sua autorevole testimonianza.

IO: “signor olafsson, vorrei chiederle della sua teoria del peto che persegue il centro”

PETER OLAFSSON: “vede, il peto è gerarchicamente superiore alle correnti d’aria – ascensorie, discensorie, sospensorie ed aleatorie – ed è lui ad influenzare i movimenti dell’atmosfera, nonchè la rotta dei velivoli più leggeri in alcune parti del mondo”

IO: “una sorta di autorità sovranazionale”

PO: “esattamente. è il respiro della Terra, filtrato attraverso i nostri ani e quello di ogni essere vivente. ovviamente parlo di quelli dotati di ano, anche se pare che recenti ricerche condotte in brasile stiano dimostrando che anche le piante sono in grado di scoreggiare. ma non presto troppo attenzione ai rumori, da studioso dei peti so che le cose sono tanto più rilevanti tanto più passano sotto sordina”

IO: “ottima osservazione. nel suo ultimo articolo, pubblicato su tutte le riviste più importanti del settore, lei scrive: “un peto flautato conduce l’energia sinottica due volte meglio di uno strombettato”. quali sono quindi le proprietà fisiche specifiche di un peto flautato, e quali vantaggi potrebbero derivare da un corretto e consapevole sfruttamento di tale mezzo?”

PO: “il peto flautato è quello che parte senza autorizzazione, tanto che è spesso difficile individuarne la provenienza senza un visore munito di petografo. è proprio questa sua incorporeità, questa maggiore evanescenza eterea che gli permette di scorrere attraverso le correnti incontrando una minore resistenza rispetto al peto strombettato. per quanto riguarda il suo utilizzo, un media caldo come il peto (per dirla in termini McLuhaniani) non è adatto ad una società neotribale come la nostra, basata sull’elettricità, ma piuttosto ad una basata su mezzi di tipo meccanico. non vedo un uso del peto per l’occidente odierno che non comporti una maggiore crisi di identità per ogni individuo. nel mio lavoro è importante saper riconoscere il limite tra scienza e coscienza”

IO: “sagge parole, le sue”

LA LEGGENDA DELL’UOMO WURSTEL

Thursday, December 20th, 2007

si dice in un paese scandinavo dal nome simile a krejkivkizikikv (probabilmente krejkizikokv) che l’uomo non sia un discendente della scimmia, ma un’estensione del würstel.
si narra da secoli ormai in quel paesino di poche centinaia di anime che il würstel abbia creato l’uomo, e non viceversa.
sociologi ed antropologi, storici e paleontologi, scienziati e macellai hanno a lungo discusso su questa tesi, definendola a tratti folle, a tratti atroce, a tratti una gustosa variante per una domenica pomeriggio.
nemmeno io ci credevo, finchè una domenica pomeriggio non ho deciso di prenotare un volo con ryanair (sono 23€ spese aeroportuali incluse per un volo andata e ritorno per Børgstronz, l’aeroporto più vicino) e di andare a sentire dai krejkivkizikokvesi stessi questa folkloristica leggenda.
la domenica pomeriggio dopo ero lì.
il vecchio sven wurstberg vive in una capanna sulla via principale di krejkizikokv (o forse krejkivkizikikv) ed è da tutti rispettato e riverito. non mi ha voluto dire quanto vecchio sia e del resto dubito che avrei capito.
in un inglese al pomodoro gli ho fatto le consuete domande che forse nella sua lunga vita gli saranno state poste migliaia di volte, ed alle quali immagino abbia sempre risposto meno volentieri.

io: e quindi veniamo tutti dal würstel.

sven: esattamente. anzi, no. siamo tutti una sua estensione. ciò significa che il würstel ci pervade. siamo suoi parti, pur restando. ci siamo dentro, attorno, sopra e anche sotto. davanti e dietro al würstel. lui sopporta. è magnanimo.

io: il würstel è commestibile?

sven: il würstel è. noi siamo un po’ meno. il commestibile è un concetto incomprensibile al würstel, tuttavia ce ne ha fatto dono perchè noi possiamo gioirne.

io: il new york times ha definito la leggenda dell’uomo würstel una trappola per turisti, il papa la più grossa stronzata dopo le teorie evoluzionistiche di darwin. pensa che il würstel ne soffra?

sven: il würstel soffre e s’offre come e più di cristo. il suo è un sacrificio perpetuo. conservare la razza umana non è un facile compito.

io: come è possibile comunicare con il würstel?

sven: basta possedere l’unzione.

io: e come ci si unge?

sven: è il würstel ad ungerci, secondo la leggenda.

io: lei crede fermamente nella leggenda?

sven: io ne sono il cantore. la leggenda è realtà fintantochè il würstel lo vorrà.

io: pensa che il würstel possa in qualche modo influire sul destino del mondo? come si rapporta al pianeta terra?

sven: il würstel ne vive, ne perpetua i bioritmi, ne strofina le zolle.

io: è forse dio un würstel? è forse il würstel dio?

sven: nessuna delle due cose. il würstel è qualcosa che trascende il concetto di divinità, come quello di semidivinità.

io: non sono sicuro di aver capito.

sven: io sono sicuro di no. ad ogni modo la leggenda dell’uomo würstel sarà sempre.

io: sarà sempre?

sven: …

quando sono tornato a casa (ieri), ho deciso di vestire un würstel da me stesso, e l’ho appoggiato sul davanzale della mia finestra.
il giorno dopo, era nudo.
la cosa mi ha fatto pensare.

IV. FACEZIE E DICERIE – FENOMENOLOGIA DEL COMPROMESSO

Thursday, December 20th, 2007

SERVO: signore, abbiamo conquistato la città di Dettofatto, ci avviciniamo a quella di Volevodire. ma le truppe sono stanche.
CAPO: ci accamperemo, allora. ne approfitterò per consultare il ungitore.
SERVO: ma signore, il ungitore era stato degradato a soldato semplice proprio da lei! ormai sono passati tre anni.
CAPO: il ungitore è il più grande stratega del regno del fare. ed era inutile lì. ma ora ho bisogno del suo estratto creattivo, fattivo ed olfattivo.
SERVO: vado a chiamarlo.
(il servo torna con il ungitore)
IL UNGITORE: sono grato di esserle utile, padrone.
CAPO: mi basta che tu sia utile, non necessito che tu sia anche grato.
IL UNGITORE: immagino mi abbia convocato per consulenze di teoria pragmatica.
CAPO: non avrei mai sospettato che le voci corressero più veloci delle tue gambe. ad ogni modo è per questo che sei momentaneamente rieletto strategista di questa campagna alla conquista delle campagne del dire.
IL UNGITORE: e stia certo che strategirò e stra-agirò.
CAPO: e che sia strage di dire.
IL UNGITORE: li ammutoliremo.
CAPO: bene. che venga portato un tè a il ungitore. dettagli verranno fatti.

III. IL NOONANISTA

Thursday, December 20th, 2007

SERVO: signore, ho fatto portare colui che avete detto.
CAPO: e non l’ho detto per niente. Fate entrare il Noonanista.
IL NOONANISTA: salve.
CAPO: l’avanzata del fare, minacciosa invero, inizia a far vacillare i nostri confini, e tra un po’, forse, anche la mia parlantina incespicherà.
IL NOONANISTA: il pensiero, stando a monte, scorre nel dire e nel fare in egual misura. Non si preoccupi, signore, sarà fatto il possibile.
CAPO: è meglio che così sia. O il detto sarà fatto, o il fatto si farà detto e non ci sarà più il mare.
IL NOONANISTA (al servo): che il dicitore venga portato nelle sue stanze, è tempo per il noonanista di restare solo con i problemi, perchè possa invitare qui anche la loro soluzione.
SERVO (al capo): ma ci saprà fare?
CAPO: il noonanista sa tutto. Dal dire al testamento.

II. FUCK TOTUM – IL CAPO DEL FARE

Thursday, December 20th, 2007

IL SERVO: mio sire…
IL CAPO: accetterò la parola sire solo in forma di “sii re”, e mi verrà offerto quanto prima quando avrò conquistato il regno del dire.
IL SERVO: stavo appunto recando un messaggio del capo del dire…
IL CAPO: che dica, io farò.
IL SERVO: si dice indignato…
IL CAPO: l’indignazione è indegna di considerazione, il suo farfugliare faceto non affascina il fare. ordina all’armata del fare che si faccia, ed al più presto. prima che si faccia giorno voglio essere fatto re, non più il fattore che ero.
IL SERVO: si farà il possibile.
IL CAPO: non è il possibile a farsi, saremo noi a fare il possibile circoscrivendo l’impossibile all’area del nostro disinteresse.
IL SERVO: non capisco, mio signore.
IL CAPO: dev’essere la vicinanza sempre maggiore con il regno del dire. è già un po’ che dico, e altrettanto che non faccio.
IL SERVO: si lasci dire che è un non fare abbastanza eloquente, padrone.
IL CAPO: l’eloquio e l’eloquenza sono ostacoli al facimento. i miei denti si stanno raffreddando, potrei avere bisogno di un tè.
IL SERVO: corro subito a riscaldarglielo.
IL CAPO: corri. e poi fai che si faccia.
IL SERVO: sarà fatto.

I. URLANDO BORIOSO – IL CAPO DEL DIRE

Wednesday, December 19th, 2007

IL SERVO (ansimando): signore…
IL CAPO: dici.
IL SERVO: ho brutte nuove…
IL CAPO: fossero state belle almeno quelle vecchie.
IL SERVO: i nostri nemici hanno invaso le nostre frontiere!
IL CAPO: dimmene.
IL SERVO: con fare minaccioso!
IL CAPO: il fare aveva giurato di non minacciarmi più.
IL SERVO: mi dispiace sire… il fare non è bravo a dire!
IL CAPO: sire… io sono il capo del dire. sire è per i volgari re dell’esistere.
IL SERVO: mi perdoni… cosa intende fare contro l’avanzata del fare?
IL CAPO: fare? mi limiterò a dire.
IL SERVO: ma il fare si fa sempre più minaccioso!
IL CAPO: e annunciagli che il dire si dice sempre più indignato.

LA VEDO GRIGIA, EMINENZA

Wednesday, December 19th, 2007

il supplicante: sono eccitato al limite del suicidio da questa vita supplice, che fa di se stessa un surplus.
l’eminente: sono emittente quanto eminente, e mingo volentieri su di te, complice del tuo supplice supplizio.
il supplicante: ti prego non delucidarmi eminenza.
l’eminente: una parola sarebbe troppo, ci vogliono i tre puntini: …
il supplicante: tre puntini sono anche troppi, devo interromperli.
l’eminente: è sufficiente la coscienza del tuo vivere a punirti per esso. i puntini sono un’inutile accaminento. però mi piace.
il supplicante: mi fanno male le ginocchia. o sono io che faccio male a loro?
l’eminente: le schiacci col tuo scomodo peso, direi che la colpa è tua. e lo direbbero anche loro.
le ginocchia del supplicante: mmmmmmmm!!
il supplicante (alzandosi): basta!
le ginocchia del supplicante: se possiamo dire la nostra, siamo stufe di questa situazione.
l’eminente: …
le ginocchia del supplicante (avvicinandosi al volto dell’eminente): !!
l’eminente: … !!
il supplicante: ho ucciso l’eminente! mi dispiace per me.

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