OBEY premiato a Londra
Saturday, March 21st, 2009Ne parlavo per altre ragioni qui, ma si vede che il mondo del design (perlomeno le giurie, se vi leggete i commenti al post su Dezeen la cosa cambia) supporta OBEY.
Ne parlavo per altre ragioni qui, ma si vede che il mondo del design (perlomeno le giurie, se vi leggete i commenti al post su Dezeen la cosa cambia) supporta OBEY.
Via Wooster Collective, un’opera di street art parecchio semplice e figa, di un certo Sam Spenser (la foto è di questa tizia qui).
![]()
Un tizio a New York s’è messo a sucare Space Invaders nel migliore dei modi possibili. Clap clap. (Via BoingBoing)
Mi sono sempre piaciute le scritte sui muri (da ubriaco arrivo anche ad ammettere che mi piacerebbe che fossero legalizzate) ed il tono ingenuo e sognatore – a tratti anche politicizzato – degli aforismi – a tratti anche slogan – di Ivan non mi ha mai dato fastidio. Non è il mio genere per diversi motivi, ma ho sempre rispettato il proposito di condividere qualcosa di più di una tag o un adesivo con su una grafica pacco con la sciura della strada. C’è poi da considerare il coraggio che ci vuole a fare qualcosa di abbastanza fuori dal tempo, che proprio per questo motivo sa sia di vecchio che di giusto (mi riferisco all’usare la poesia ed il suo linguaggio). Ivan non c’entra un cazzo con i graffiti di New York, e non credo nemmeno sia un aspirante star dell’arte come Basquiat. Fondamentalmente mi è sempre piaciuto questo suo sbattersi il cazzo di appartenere al giro dell’arte contemporanea o di sfruttare le estetiche di quella underground, facendo una cosa semplice che male non fa, con l’entusiasmo necessario ed un approccio pasoliniano. (more…)
Tra gli street artists che più a buon diritto sembravano aver messo il culo al caldo, non avrei mai detto che sarebbero andati a cagare il cazzo proprio ad OBEY (vero nome Shepard Fairey, come viene chiamato qui e qui).
A quanto pare i guai sono arrivati subito dopo dei fatti che, in teoria, avrebbero dovuto consacrarlo. Prima il poster “HOPE” per Obama (dal quale Fairey non ha tirato fuori una lira) fa incazzare la AP, che è proprietaria dei diritti sulla foto. Poi, mentre stava a Boston per la sua prima personale, lo arrestano per dei graffiti.