Vi linko un post che ho scritto per il blog di Studio, una rivista che uscirà tra poco. Il primo numero ha su due miei contributi, quindi va da sè che ve la dovete comprare. In attesa del primo numero sul blog ci sono un sacco di post interessanti, quindi dateci uno sguardo.
Oltre a farmi gioire per l’annuncio di 13 nuovi episodi di Futurama, oggi ho scoperto un’altro regalo di Comedy Central: Jokes.com. Si tratta di un archivio dove, tramite un’interfaccia molto 2.0 (sono pure su Twitter), vi potete spulciare un enorme database di stand-up categorizzati per autore ed argomento. Il tutto è molto agile, visto che i risultati ve li dà testuali ed i video ve li guardate solo se volete (quindi se cercate una battuta specifica non dovete skippare ore ed ore di roba inutile). Adesso aggiungo nei link ed inizio a ravanare.
A quanto pare Twitter fa paura. Qua da noi ci si fanno tante pippe sul potenziale ruolo dell’uccellino e di Facebook nell’informazione e nella politica del futuro, ma la morte mai avvenuta di Patrick Swayze ed il ben più pompato (ma ugualmente immotivato) #amazonfail hanno dimostrato quanto oltre ad essere l’ultima frontiera dell’informazione queste piattaforme siano anche l’ultima frontiera delle stronzate. E poi alla fine qua in Italia ci dovremmo preoccupare della Televisione (come stato dell’essere spirituale più che elettrodomestico), che ci si sta innervando dentro al cervello da più di un ventennio, e decide la politica ben più di qualche gruppetto con poche migliaia di iscritti su Facebook, che riesce a conquistarsi poche centinaia di pixel su Ansa.it una volta al mese.
È in altri paesi con problemi più urgenti, infatti, che Twitter e YouTube fanno davvero la differenza. Non è un caso se in Cina, tanto per cambiare, si censura tutto il censurabile, mentre in Guatemala il governo s’è spaventato delle manifestazioni scatenate da un video su YouTube – che denunciava l’omicidio di un avvocato da parte del governo allo scopo di coprire uno scandalo nazionale – e s’è messo a fare un giro di vite sui tuiteros incauti che ne parlavano. (more…)
Sono contento di leggere cose come questa, dopo che i media tutti ci hanno stropicciato i marroni dicendo che Twitter è il futuro dell’informazione in tempo reale e cose di questo genere. (more…)
Oggi volevo fare un paio di post del cazzo, giusto per non far fermentare troppo il feed. Ero indeciso tra questo, questo e questo, ma alla fine mi sono detto: non me ne frega abbastanza di nessuna di queste tre cose per farci un post, quindi farò un post sul fatto che non lo voglio fare. Tra l’altro la ridondanza di quest’ultima frase mi fa venire in mente il vero argomento di questo post (se fossimo un certo episodio di South Park a questo punto ci sarebbe un counterino che scatta ogni volta che scrivo “post”), cioè la ridondanza di tutti quanti, i post. (more…)
È da un po’ che su blog vari si parla di come Twitter Search (adesso in via di raffinazione grazie ad un nuovo sistema di rating dei profili dei twittatori) lo stia trasformando in una risorsa sempre più rilevante, e quindi in una spina sempre più grossa nel culo di Google. Molti sostengono che l’unica soluzione per Google sia di comprarsi Twitter, esattamente come l’azienda in passato non poteva lasciare che YouTube si crescesse un pool così ricco di metadata per fare ricerche al proprio interno alle quali l’uso del proprio motore di ricerca non avrebbe potuto dare quel suo tipico valore aggiunto. Adesso il coltello dalla parte del manico ce l’hanno quelli di Twitter (che prima erano quelli di Blogger) e sembra anzi che stiano facendo sempre più sul serio. (more…)
C’ha inorridito un po’ a tutti il modo in cui media piùvari si sono nutriti del terremoto in Abruzzo, e commuove un pochino leggere cose come questa. (more…)
In effetti c’hanno ragione. Quando Google s’è messa a digitalizzare milioni di libri l’unica conseguenza è stata un accordo che darà all’azienda il monopolio sulla diffusione della conoscenza “libera”, o almeno di quella derivata dalle biblioteche americane (vedetevi l’articolo sul penultimo Internazionale, oppure qui). Se invece degli svedesi – con pretese libertarie simili, ma pochi avvocati – ti aiutano a trovare musica e film, il risultato è questo.