Friday, May 8th, 2009

* Should we order fried chicken or watermelon for you?
This is stereotyping and shows ignorance.
Una delle cose che più mi affascinano della stand-up comedy americana è l’incredibile caleidoscopio di stereotipi su razze e religioni, regolarmente messe sul piatto da alcuni dei comici più attenti. Se non avete molta familiarità con questi clichè, forse anche voi avete bisogno di qualcosa del genere sul posto di lavoro. [Grazie Street Carnage, ti amo sempre più]
Tags: clichè, lavoro, n word, offese, politically correct, razzismo, stand-up comedy, stereotipi, ufficio, usa
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Tuesday, May 5th, 2009
Questo post lo riciclo da yskira.com, un blog che curo e per il quale ho scritto questa recensione.

(All photos © Alex MacLean)
Photographer Alex MacLean has been flying around the United States in his plane for a while now, taking aerial pictures that little have in common with the cold-hearted omniscence of Google Earth. Instead, they provide a beautiful, poetic, and yet compelling view of the ecological risks of suburban sprawl, uncontrolled industrialism, and the scarcity of environment-friendly energy sources. MacLean’s eye selects visually-amazing targets, to which he also attaches a rich statistical documentation to better outline a risky scenario: toxic waste, pollution, global warming, but also housing speculation and social isolation.
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Tags: alex maclean, america, città, fotografia, global warming, inquinamento, landscape, libro, paesaggio, recensione, usa
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Tuesday, April 21st, 2009

Quando si è scoperto che gli americani avevano trovato le prove che l’Iraq cercava l’uranio in Niger su tesionline.it (o giù di lì) la cosa ha fatto scandalo. Ma la rete torna a sbeffeggiare l’intelligence USA in modi sempre nuovi, e questa volta quei burloni dei pirati informatici cinesi gli hanno inculato i piani segreti dei missili. (more…)
Tags: flickr, intelligence, iraq, niger, scandalo, tesionline, twitter, usa
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Monday, October 8th, 2007
Da Moby Dick a GTA passando per Groucho Marx. Icone rustico/tecnologiche dell’americanesimo alla Fondazione Prada.
Anche se di questi tempi tenere i link a Nation of Islam (www.noi.org) contemporaneamente a quello al Ku Klux Klan (www.kkklan.com) e della Phillip Morris sul proprio sito è senza dubbio un segnale di scetticismo politico e sociale, non si può negare che in mezzo a tanta distaccata ironia sul potere economico delle multinazionali e dei brand ci sia anche un lato affettuoso nel rapporto che Tom Sachs ha con il proprio paese.
Una processualità fai-da-te che fa intendere una grande esperienza di bricolage e la figura di Moby Dick che salta fuori di tanto in tanto sono prove che il passato pionieristico, sognatore ed innocente dell’America dei boscaioli e di Melville non è stata del tutto soffocata da quella imperialista e schiava del dollaro, almeno nell’immaginario di Tom Sachs. Del resto l’artista americano ha fatto del contrasto tra le radici spensierate degli Stati Uniti e la loro condizione attuale, ricca di psicosi paranoiche e ossessioni consumistiche, l’oggetto di gran parte della propria opera.
La ghigliottina di Chanel ed il campo di concentramento Prada sono esempi passati che i visitatori della mostra alla Fondazione Prada non avranno la fortuna di vedere, anche se non saranno delusi da un modello di legno e cartone in scala 1:1 di Moby Dick e dalla ricostruzione della cabina di controllo di una portaerei con pezzi da bricolage, entrambe spettacolari.
A livello formale, le opere ospitate nella mostra si possono dividere prevalentemente in 2 gruppi, con poche eccezioni (tra queste una macchina della polizia bianca ready-made): sculture di cartone ed assemblaggi di legno.
Le prime (un aspirapolvere, un razzo) non stupiscono particolarmente in quanto si tratta di esperimenti già visti ed inferiori per impatto visivo a quelle, simili, ad opera di Tom Friedman, esposte nella stessa Fondazione Prada nel 2002.
Le seconde sono parte integrante e caratteristica sia dell’estetica che della poetica di Tom Sachs, che dispensa lignei kit di sopravvivenza in grado di supplire alle immediate necessità di ogni americano. Una cassetta con un cacciavite, un fucile, dei bossoli e delle pillole, oppure un bunker con Playstation e bong per celebrare i gloriosi tempi del college, nell’opera più rusticamente pop della mostra. La chicca è che nella console c’è una versione di Grand Theft Auto, popolarissimo videogame a sfondo gangster statunitense. Quando ci sono andato io, qualcuno aveva personalizzato il thug afroamericano protagonista (mi piace pensare sia stato lo stesso artista) con naso ed occhiali alla Groucho Marx, ossimoro allegorico degli Stati Uniti di Sachs: spensieratamente retrò e coattamente violenti.
Tags: america, art, arte, balena, bianca, certa critica, commento, contemporanea, exhibition, fondazione, gta, immaginario, kkk, milan, milano, moby dick, mostra, prada, sachs, tom, united states, usa, whale, white
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