Posts Tagged ‘video’

MERIS ANGIOLETTI – IL PARADIGMA INDIZIARIO
(Milano, Care/Of, 16/6-11/7 2009)

Thursday, June 18th, 2009

IT mi ha segnato: sti ragazzini che scendevano sotto la città per combattere un mostro (ed allo stesso tempo sfuggivano dai bulli del paese) erano troppo fighi. Tra l’altro l’85 doveva essere l’Anno della Fogna: nell’anno in cui è ambientato il libro usciva pure I Goonies, altro caposaldo della mia infanzia. Scusate il flashback, ma anche i sotterranei milanesi che Meris Angioletti si è esplorata hanno tanto a che fare con la memoria. L’artista ha girato il sottosuolo di Castello Sforzesco, Stazione Centrale, via Mecenate, riprendendo superfici vissute da una solitudine densa e buia e dimenticata e parlando con la gente che le conosceva. Fate un salto al Care/Of a vederle, se non avete paura del buio.

(pubblicato su zero.eu)

Jon Stewart su Berlusconi

Sunday, June 14th, 2009

Se persino gli americani si sono accorti di quanto ridicoli siamo, la cosa è grave.

Reclaim contro Réclame: mappare l’ad-busting

Wednesday, May 13th, 2009

Da Daniel Buren ad Ad-Busters (passando per questa campagna fighissima del New Museum di New York) la pubblicità è stata bersaglio dell’arte da un sacco di tempo. Ma la cosa più interessante di quest’altro progetto organizzato da Public Ad Campaign mi pare piuttosto la mappatura degli interventi che appare nel video. (more…)

Vintage Flu

Tuesday, April 28th, 2009

Se non ti spari SUBITO lo shottino antinfluenzale, la tua vita potrebbe trasformarsi in Amityville.

Lynch ha fatto un video a Moby

Sunday, April 19th, 2009

Su Wooster Collective ho trovato il video di David Lynch per il primo singolo del nuovo album di Moby. Ricorda molto la serie di Dumbland, anche per il fatto che è realizzato con la stessa artefatta noncuranza amatoriale e trasparenza tecnica. (more…)

Anthony McCall – Breath (The Vertical Works)
(Milano, Hangar Bicocca, 19/3/2009-19/6/2009)

Monday, March 23rd, 2009

Sarà per la mia recente ossessione riguardo al political/minimal, ma penso che questa mostra debba essere obbligatoria. E non è nemmeno per le inevitabili connessioni che potrei fare tra Anthony McCall e gli artisti della mostra di Klaus Biesenbach (anche se arrivando all’Hangar Bicocca subito dopo Alfredo Jaar, presente nel roster ufficiale al KW di Berlino, si percepisce una certa continuità), ma piuttosto per l’incredibile eleganza e semplicità delle opere, che riescono ad essere contemporaneamente molto articolate. (more…)

TRACEY MOFFATT allo Spazio Oberdan (Milano, 2006)

Monday, October 8th, 2007

Frammenti di vite, pulsioni e repulsioni tra ruvidità neorealista e patina pop. Lo Spazio Oberdan ospita la più completa rassegna di fotografie (e video) di Tracey Moffatt.

Forse è destino che venga dall’Australia, ex colonia per la feccia criminale dell’Inghilterra, una delle artiste più convinte ed esperte nel raccontare storie di degrado e rivalsa. Lo fa con un’ironia sottile e tagliente, senza accontentarsi di rappresentazioni e senza fermarsi all’estetica pittorica della fotografia, ma approcciandosi ad essa con l’attitudine di una narratrice coraggiosa ed acuta, senza peli sulla lingua, ma capace di poeticità cromatiche e focali. Non solo esercizi di stile e tecnica, ma versatilità e vivacità espressive non comuni.
I temi sono quelli ai quali Tracey Moffatt è affezionata da sempre: la donna, l’esclusione, la frustrazione dei desideri sessuali. I mezzi sono l’ironia, la cruda puntualità ed un occhio fotografico e cinematografico insieme. L’immagine dell’artista australiana non è mai uno spunto grafico estemporaneo, ma un cuneo tagliente schiacciato tra un passato pesante ed un futuro difficile. I personaggi sono colti in momenti apparentemente fuggevoli (in realtà orchestrati alla perfezione), immediatamente precedenti o successivi ad azioni suggerite ma quasi mai rappresentate. Che questi momenti vengano presentati con un’estetica pop patinata da cover di qualche magazine di moda oppure con un drammatico bianco e nero rosselliniano la musica non cambia.
Il punto debole dell’esaustiva mostra all’Oberdan sta nei video. La dicitura “video sperimentale” porta un po’ fuori strada, ma si tratta per la maggior parte di cut & mix da vecchi film, come da circa 40 anni a questa parte si vedono un po’ dappertutto, con l’eccezione di un’investigazione della Moffatt a caccia di surfisti nell’atto di mostrare le natiche durante il cambio dei costumi su qualche spiaggia, che imperversa per più di 20 minuti. I video insomma stanno lì, ma il piatto ghiotto sono le foto.

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