THE WRESTLER di Darren Aronofsky (2008)

Henry Bergson diceva che l’eroe tragico è sempre rappresentato da vicino. Scivoliamo dentro la sua vita perchè, pur nella sua singolarità, è comunque come noi, come una piccola parte di noi che, se l’autore ci sa fare, non riusciamo ad ignorare [non mi sono andato a rivedere la citazione, diciamo che grosso modo il succo era questo, in opposizione alla commedia dove vediamo i personaggi da lontano, come delle piccole formiche sfigate].
Nel suo ultimo film, Darren Aronofsky pedina Mickey Rourke standogli ad un palmo dal culo. Te ne mostra ogni cicatrice, ogni livido, ogni frustrazione ed ogni piccola gioia. Finchè ti convince che, un pochino, si tratta anche di te.

The Wrestler gioca tutto sulle superfici (la ruvidezza della pellicola, la pelle sfregiata e abbronzata di Rourke, i suoi tatuaggi, il biondo stanco dei suoi capelli, le pezze del suo giubbotto; ed ancora gli adesivi, i poster, le magliette anni ’80), ma non si tratta di un patchwork nostalgico o di un semplice tributo da fan a quello che è forse lo sport più controverso di tutti. La profondità di questo film sta nell’elegante semplicità di una storia che viene veicolata attraverso ogni centimetro quadrato del corpo del suo protagonista, un Mickey Rourke con su più cerotti di quando faceva Marv in Sin City.
In contrasto con la violenza di alcune scene, quest’intimità diffusa (oltre alle bellissime scene di amicizia tra wrestler avversari che scherzano ciascuno sul proprio ruolo di heel o face) rende il coinvolgimento emotivo ancora più forte. Non c’è nessun male, non c’è nessun nemico a minacciare il gigante buono Randy The Ram, ma allo stesso modo ci ispira una tenerezza da nonno malcolcio, da eroe in pensione. La storia è semplice, non ci sono sottotrame strane, e l’unico personaggio a godere di una qualche indipendenza oltre a Ram (proprio perchè, di contro, è profondamente affine a lui) è la spogliarellista interpretata da Marisa Tomei.

A parte il fattore emotivo, tragico del film in sè, un ulteriore (per quanto secondario) motivo per vedere The Wrestler è lo spaccato su un mondo assolutamente oscuro ai più, con aspetti che vanno oltre la spettacolarità socializzante dello sport-spettacolo nella sua compiutezza. Oltre al Ram-persona, con cui finiamo per identificarci, c’è anche il Ram-lottatore, il Ram-celebrità, il Ram-Gesù, il Ram-impasticcato-abbronzato-tinto-palestrato. L’esplosione del Wrestler nella sua coralità è la prova sul campo che si tratta dell’eroe tragico perfetto, capace di incarnare ogni contraddizione ed incongruenza del mondo: appartemente invicibile, massiccio ed indistruttibile fuori, contorto dal dolore maturato in una vita di sbagli reiterati e ferite autoinflitte all’interno.

The Wrestler è un film pulito, solido e semplice. Probabilmente ne avete bisogno.




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1 Commento »

  1. [...] Fathers, ma riesce a coniugarne alcune tematiche con un formato pacato, ma efficace. Come i recenti The Wrestler e No Country For Old Men è un tributo alla leggenda di un’America che sta sbiadendo, che [...]

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