TUA MAMMA È DI TUTTI


“Tua mamma è di tutti” – autore anonimo
pennarello su muro – 20cmx30cm
esposta in Via Dogana

A prima vista, la cosa più sconvolgente di questo capolavoro del nuovo secolo, esposto in via Dogana, a pochi passi dal Duomo di Milano, è che l’autore ha voluto rimanere nell’anonimato ed ha lasciato la sua opera in balia degli elementi, presumibilmente per facilitarne la fruizione ai meno abbienti. É noto che il sistema dell’arte preclude quella che si può definire una “conoscenza di qualità superiore” alla gente che, per i motivi più svariati, non dispone di denaro sufficiente o del tempo per visitare musei privati. Lo sconosciuto autore di questo pezzo incollezionabile ed invendibile ha visto giusto. La diffusione (e quindi l’apprezzamento) del suo operato è infatti privo di vincoli nello spazio e nel tempo. In una galleria le mostre vanno e vengono, mentre Tua mamma è di tutti sarà leggibile, a meno di aberranti cancellazioni, nei secoli che verranno.
Dopo queste note generali è il momento di passare all’analisi completa dell’opera.
Vediamo prima di tutto il mezzo: pennarello nero su marmo levigato. Il marmo era presente ben prima della scritta, quindi l’autore deve aver sfruttato quella superficie in un periodo successivo, usando lo strumento più agevole: il pennarello. Quest’ultimo si è rivelato particolarmente efficace, in quanto è ben definito e di durata relativamente lunga. Ancora un segno di grande esperienza dell’artista.
La cosa che, dopo un attimo di riflessione, colpisce l’occhio e la mente attenti in maniera più definitiva è l’assoluta maestria nell’uso del linguaggio. Per una totale comprensione è necessario soffermarsi su ogni singola parola.
“Tua”: è evidente che si tratta di una connessione istantanea e diretta con il fruitore. L’autore sta parlando con lui, prima ancora che di lui, ed è su questo che egli (il fruitore) si deve interrogare. Notare che si tratta di un rapporto a due, estremamente intimo e confidenziale, il più viscerale e atavico possibile.
“mamma”: la genitrice è ciò da cui veniamo, le nostre origini, il nostro mondo. La madre è sacra, la mamma lo è ancora di più. L’utilizzo di questo preciso vocabolo invece del più biblico “madre” è un ulteriore rimando all’intimità, alla sfera affettiva, al privato. La parola “mamma” viene utilizzata in famiglia, tra le mura domestiche, è patrimonio e prerogativa di un rapporto madre-figlio piuttosto saldo. La mamma è sempre la mamma.
“è”: voce del verbo essere, tempo presente. Un segno di ineluttabilità. Il messaggio deve essere il più forte possibile.
“di tutti”: analizzo per comodità queste parole insieme, in quanto costrutto logico inscindibile. Si sta parlando della mamma, della tua mamma, e si sta affermando che essa è. Cosa? “di tutti”. Il “di” introduce una relazione di proprietà quasi commerciale, materiale, avvilente per il soggetto e per l’oggetto dell’opera. Può essere una relazione anche sul piano spirituale o fisica, e credo sia questa la componente più forte nelle intenzioni originarie dell’artista, prima che consegnasse l’opera al suo pubblico ed alle loro interpretazioni. Con “tutti” è innegabile che l’artista si riferisca ad una massa indefinita, comprensiva di ogni individuo (almeno di sesso maschile) sulla terra. L’intimità ed il rapporto filiale vengono in questo momento disintegrati come da una spinta di milioni di peni alieni. Tua mamma ti è stata espropriata. Adesso è patrimonio comune, non sai nemmeno comune a chi. Forse al proletariato, alla massa operaia, al mondo intero. Ciò che sai è che sei stato forzosamente svezzato da una scritta su un muro.




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