Vigorosi Nostalgismi

Foto © ANSA

Si sapeva già che non era solo Alemanno a non apprezzare la teca con cui Richard Meier ha incorniciato l’Ara Pacis a Roma, ma c’è qualcuno che è passato all’azione e l’ha imbrattata di vernice rossa e verde in occasione della Festa della Repubblica. Gli autori del gesto non si sa chi siano, ma questo è stato “rivendicato a livello intellettuale” (un po’ come dire: potrei anche essere stato io, ma col cazzo che te lo direi) dallo stesso Graziano Cecchini già fattosi conoscere per azioni simili, animate dalla stessa nostalgia futurista, nella capitale ed oltre.
Cecchini è di AN e manifesta pro Tibet, oltre a promettere di devolvere a favore del popolo Karen oppresso dalla Birmania tutti i soldi che si farà coi servizi giornalistici sulle proprie opere. Per quanto mi riguarda alcuni dei suoi lavori hanno una potenza notevole ed anche una certa eleganza (come la sua fontana di Trevi rossa e le palline in Piazza di Spagna, mentre la body art con Sgarbi sbavante annesso un po’ meno), ma aldilà della qualità del suo lavoro o delle sue idee sul mondo, il retrogusto generale da provocazione neoconservatrice – che sta fin troppo bene con le celebrazioni di quest’anno per il centenario del Futurismo, nel cui spirito stiamo a mollo da qualche mese e che ci accompagna anche in sede di Biennale -  non mi convince. Non ho niente contro il Futurismo in sè, ma nella ripresa del movimento di Marinetti e soci c’è sempre quel tocco di nazionalismo fascistoide, un entusiasmo propositivo che mi ricorda tanto il giuramento dei membri della Sacra Corona Unita: “Giuro su questa punta di pugnale bagnata di sangue, di essere fedele sempre a questo corpo di società di uomini liberi, attivi e affermativi appartenenti alla Sacra Corona Unita e di rappresentarne ovunque il fondatore, Giuseppe Rogoli”. E poi regolarmente segue, da parte di un certo pubblico, quell’eccitazione da trasgressione pre-ventennio tipica della sciura che ripensa ai tempi in cui poteva divaricare le cosce senza che l’osteoporosi le spezzasse le anche.

Non stupisce che sul sito di Cecchini campeggino a più riprese Toscani e Sgarbi, altri due provocatori che fanno molto parlare del fatto che fanno molto parlare (e che sono gli unici intellettuali a piacere al pubblico pomeridiano di Canale 5, che di populismo trash se ne intende). Agendo in nome dell’arte, indipendentemente dal valore del linguaggio espressivo che usa, Cecchini si inserisce in un dibattito mediatico che diventa subito politico, o forse in un dibattito politico che diventa mediatico. Aldilà della qualità artistica delle sue performance, ogni intervento diventa un’altra scusa per i commentatori di ogni schieramento per schierarsi lungo le solite partizioni dicotomiche.

Cecchini ha interpretato l’imbrattamento dell’Ara Pacis (al centro di polemiche romane tra il centro-sinistra, che ha patrocinato Meier, ed i nemici della teca, tra cui Sgarbi ed Alemanno) come un rifiuto dell’”Italia delle veline”, ma in questo strano paese l’appeal nazionalpopolare dei suoi neofuturismi, sapientemente manipolatori (e manipolati) dai media, rischia paradossalmente di riterritorializzarsi sul neoberlusconismo, la volontà di potenza del nazionalista (questa volta per convenienza) che si fa da solo regole e Stato. È difficile immaginare una persona che riesca a far combaciare il look camicia nera con la passione per la figa televisiva quanto il Presidente del Consiglio, del cui partito il sindaco di Roma fa parte e con il quale Sgarbi s’è trovato a lungo bene. Naturalmente Alemanno ha condannato l’imbrattamento dell’Ara Pacis, ma mi pare che anche Mussolini una volta al potere avesse preso le distanze dagli squadristi.

Forse sono solo io che mi concentro sul dito che indica la Luna, che mi faccio distrarre dai modi estetizzanti tipici di certi personaggi, ma lo sfruttamento mediatico spudorato mi insospettisce sempre. Cecchini, un uomo di destra che ha fatto del rosso il proprio colore simbolo, forse può rappresentare una reazione al fallimento delle dicotomie cromatiche e delle simbologie politiche tradizionali (esemplificato dalla fagocitazione i AN dentro al PDL di Berlusconi), ma il suo atteggiamento mi sembra molto affine a quello di altri, che di Veline non ne hanno mai abbastanza.




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