WATCHMEN di Zack Snyder (2009)
Ho aspettato di leggermi il fumetto prima di scrivere qualcosa su questo film, dal momento che più fan del lavoro di Moore e Gibbons si erano detti perplessi (mentre Moore stesso si era dissociato in battuta). Non mi spenderò in un’analisi dettagliata dell’opera perchè potete trovarne sicuramente di migliori e più approfondite altrove, però ci tengo a dire la mia sul film, alla luce di una lettura fresca dell’originale.
Avendo apprezzato sia L’alba dei Morti Viventi che 300 (senza aver letto il Miller relativo – lo so, sono un fumettaro dell’ultima ora) avevo una certa fiducia in Snyder, che sapevo essere zarro, ma cosciente. E la prima metà di Watchmen in effetti è zarra, ma cosciente al punto giusto. Praticamente identica all’originale cartaceo, che per i lettori di comics è pressochè sacro. La seconda metà è quella che instilla i dubbi, ed onestamente mi ha lasciato soddisfatto all’uscita dalla sala, anche in prospettiva di una futura lettura del granitico mattone a vignette.
Con le gambe tremanti sotto il peso dell’edizione italiana (secondo me mal tradotta e piena di errori di stampa, venduta al modico prezzo di 35 euro – che comunque vale la pena spendere) del capolavoro dell’autore di V per Vendetta mi sono gustato capitolo per capitolo, e senza fretta, la saga di Rorschach, Nite Owl e del Comico. Alla fine di ogni capitolo pensavo tra me e me: “Figa, ma sti nerdacci non sono mai contenti… a me sembra uguale uguale al film!”. È dopo la metà che il testo inizia ad allargarsi a ventaglio, a trasformarsi in una matassa solidissima di testi e sottotesti, equilibri, contrapposizioni, collegamenti di immagini e personaggi di un’eleganza geniale.
L’analisi fatta da Moore della società e dei personaggi, allegorici e non, è in effetti qualcosa di ipnotico. Arrivato alla fine mi sono sentito come al termine di uno di quei libri formativi, che ti dispiace aver finito e di tanto in tanto vuoi rileggerti. Tutto sommato sono contento di aver visto prima il film, che finchè non leggi il contraltare di carta sembra abbastanza degno e stimolante.
Ma Watchmen è davvero incinematografabile come dice Moore? Per me no. Non so come sia l’edizione uncut di 4 ore che sarà in DVD, ma ora come ora la pellicola di Snyder mi sembra qualcosa di migliorabile, non un buco nell’acqua. Si avverte quella piattezza hollywoodiana che già aveva schiacciato V per Vendetta (la cui sceneggiatura peraltro avevo apprezzato), quel lasciar fuori il lato più ambiguo e profondo delle storie di Moore. Se i Wachowsky omettevano la simmetria tra V ed il Primo Ministro, che si servono entrambi del supercomputer per plasmare le masse, Snyder ovatta la connivenza del mondo artistico/intellettuale con il piano finale di Adrian Veidt e l’aspetto mediatico della vicenda, rimbalzata nel fumetto tra le pagine del liberale Nova Express e del neoconservatore New Frontiersman. L’anarco-fascismo dei supereroi viene sostituito da una gioiosa e retta vitalità affermativa, con qualche rimorso vago per i costumi ridicoli e nostalgia dei tempi che furono. Non che la figura del vigilante non sia esplorata nel film, ma le sfumature sono decisamente più approssimative.
Nel complesso, comunque, i tagli che Snyder – o la produzione – hanno fatto a Watchmen l’hanno lasciato relativamente fedele all’originale, conservandone i temi principali, se non tutti i personaggi ed i sottotesti secondari che arricchivano l’opera di Moore e Gibbons. Come era successo a V per Vendetta, anche se qui in forma un po’ più pesante, i tagli di trama hanno influito sulla profondità rimanendo comunque piuttosto funzionali, e non hanno snaturato troppo il testo di partenza.
In futuro, se avrò voglia di Watchmen, ma non il tempo di spararmi 400 e passa pagine di comic, una visione del film basterà probabilmente a farmi rivivere quelle emozioni che solo un grande narratore sa darti.



